• Betta da concorso e altre forme

    di Valentina Direnzo e Roberto Silverii
    Articolo pubblicato su Aquariophylia 8-133, numero monografico dedicato ai Betta

    Capita molto spesso di osservare, nei siti specializzati italiani e stranieri il termine “Show”, accostato alla parola “Betta”.
    Ma cos’è un “Betta Show”? Che cosa conferisce a un esemplare la qualifica di “Show”?
    Verrebbe da pensare che gli esemplari “show” siano i soli a essere ammessi nei campionati, ma nei campionati (di qualunque standard si parli), non esiste nessuna “selezione all’ingresso”, gli allevatori sono liberi di portare i loro pesci, al massimo... non vinceranno nulla!
    Sfatiamo quindi un mito: si tratta semplicemente di una convenzione, sicuramente comoda per la brevità, ma altrettanto generica e imprecisa. Quando diciamo “Betta Show”, ci riferiamo alle varietà di Betta splendens più recentemente selezionate (scartando impietosamente quelle che hanno fatto la storia dei Betta e dei concorsi internazionali), la dicitura corretta invece è, ad esempio: Betta splendens var. Halfmoon, o, più semplicemente, Betta “Halfmoon”.
    Non fatevi ingannare dagli improvvisati e spietati giudici della rete: dire che un esemplare di Betta “non è show”, non significa niente. Esistono le varietà di selezione e la loro descrizione e i pesci vanno valutati proprio in base alla loro vicinanza, o meno, all’ideale descritto nello standard.

    La domesticazione di Betta splendens è impossibile da datare, sappiamo per certo, però, che nel sud-est asiatico, i Betta venivano allevati già nel XIV-XV secolo.
    La loro particolare indole e la facilità con cui si riproducono anche in cattività, hanno portato gli appassionati a iniziare una vera e propria selezione, al fine di ottenere esemplari sempre più adatti ai combattimenti. Questa (per noi occidentali deprecabile) tradizione, ha in Tailandia radici molto profonde, tanto che, nel 1800, i combattimenti erano addirittura regolamentati. Questi esemplari, oggi chiamati Fighter, hanno subito una selezione totalmente opposta a quella che si cerca di ottenere attualmente con gli esemplari ornamentali: sono, infatti, pesci più grandi, robusti, con le pinne molto corte (nei combattimenti offrono punti “di presa” per l’avversario) ed eccezionalmente aggressivi.
    La prima testimonianza di una mutazione a pinne lunghe risale alla fine del 1800. Non si tratta di una selezione voluta, ma di una mutazione casuale avvenuta negli allevamenti. Il mercato dei Betta “ornamentali” era, infatti, inesistente. I pesci in questione presentavano le pinne più lunghe del normale, in particolar modo la pinna anale e la caudale. Questi Betta arrivarono in occidente pochi anni più tardi e da lì iniziò il loro allevamento con scopo puramente estetico.
    Oggi e nei decenni scorsi, la varietà più comune, per intenderci quella che si trova facilmente nei petshop, è la varietà VeilTail o VT. Il Betta presenta un pinnaggio molto fluente, con pinne che ricadono verso il basso come fossero veli, in particolare la pinna caudale ricorda molto una coda di cavallo; questa varietà ha avuto il suo picco massimo di allevamento tra gli anni ’60 e ’90, quando era l’unica presente nei campionati internazionali e ha rappresentato la base di partenza per la selezione delle varietà più moderne.
    Una delle più apprezzate al mondo, spesso difficile da trovare in Italia e in Europa, se non grazie ad allevatori appassionati o tramite associazioni dedicate alla specie, è la varietà HalfMoon o HM.
    I Betta splendens var. Halfmoon presentano un pinnaggio simmetrico, la loro sagoma, nello standard IBC, viene racchiusa idealmente all’interno di un cerchio perfetto, testa esclusa. Al contrario dei VT, gli HM non hanno le pinne che ricadono verso il basso, ma durante la parata tendono a essere ben dritte e spiegate a partire dalla dorsale, con i primi raggi superiore e inferiore della caudale aperti, a formare un angolo di 180°.
    Questa varietà venne alla luce più di 25 anni fa, grazie al grande lavoro di tre allevatori: Rajiv Massillamoni, Laurent Chenot e Jeff Wilson. Il frutto del lavoro di questa “joint venture” svizzero-franco-americana, fu presentato alla convention annuale IBC nel 1991, dove ricevette, però un’accoglienza piuttosto fredda e, per un paio di anni, fu “snobbato” dai giudici che continuavano a preferire i VeilTail e i RoundTail, molto simili ai VT, in cui la pinna caudale è più corta e decisamente rotondeggiante.
    Per fortuna, la bellezza innata di quegli esemplari, riuscì a farsi strada tra gli appassionati e gli allevatori, vincendo nella convention annuale IBC di Tampa (Florida) nel 1993 e finendo sulle copertine di riviste specializzate; nel giro di pochi anni i Betta Halfmoon, soppiantarono completamente i VeilTail e i RoundTail nei campionati ufficiali e, di conseguenza, anche gli allevatori asiatici furono costretti a rivedere le proprie strategie selettive.

    Quando si parla di HM, non si possono dimenticare anche i Delta, Super Delta, i Rose Tail e Feather Tail.
    I Delta o i Super Delta, sono in realtà una variazione degli HM, o meglio i loro predecessori. Selezionando dai VeilTail in base ad un’apertura della pinna caudale sempre maggiore, si sono ottenuti prima i Delta, che hanno un’apertura inferiore ai 170° e poi i Super Delta, con un’apertura compresa tra i 170 e i 179°.
    La “scorciatoia”, adottata soprattutto dagli allevatori asiatici, in questi anni, per ottenere dei Betta splendens Halfmoon con un’apertura sempre maggiore della pinna caudale, è stata quella di riprodurre pesci con una ramificazione delle pinne sempre maggiore. Per capirci meglio: i raggi che originano direttamente dal peduncolo caudale sono detti raggi “primari”, questi poi si biforcano dando origine ognuno a una coppia di raggi “secondari”, che a sua volta si biforcano in una coppia di raggi “terziari” e per finire ogni raggio terziario darà origine a due raggi “quaternari”. In questo modo, da ogni raggio primario si otterranno 8 raggi quaternari.


    Rappresentazione schematica e semplificata dei raggi che costituiscono la pinna caudale: raggi primari (rosso), raggi secondari (blu), raggi terziari (arancio) e raggi quaternari (verdi) nella loro conformazione ideale

    Un Halfmoon che raggiunge un’apertura di 180° con questo tipo di ramificazione, è assolutamente da preferirsi: l’aspetto di questi pesci sarà molto equilibrato e compatto, le pinne non saranno esageratamente lunghe e, di conseguenza, il nostro beniamino non avrà problemi di nuoto. Tuttavia negli ultimi anni, allo scopo di ottenere pesci giovanissimi (addirittura 3 mesi) con un’apertura a 180° (e quindi vendibili come Halfmoon), sono stati selezionati pesci con un numero di raggi quaternari sempre maggiore. Il risultato è disastroso: questi Betta sembrano Halfmoon perfetti a un’età di 3-4 mesi (dei veri e propri Halfmoon in miniatura), ma col passare del tempo le pinne aumentano la loro ramificazione e la loro lunghezza, diventano vaporose e ingombranti e anche quando il pesce è in parata, non riesce ad aprire perfettamente la coda. È così che si è arrivati ai così detti Rose Tail. Ancora oggi si discute molto sull’utilizzo, nell’allevamento di selezione, di esemplari che presentano questa conformazione: una maggiore ramificazione, infatti, comporta anche maggiori difficoltà di movimento, inoltre la membrana molto abbondante tra i raggi, ripiegandosi su se stessa, è particolarmente esposta al rischio di batteriosi. Non per ultimo, con il tempo, un pinnaggio così pesante andrà spesso incontro a deformazioni e arricciamenti, poiché non sempre i raggi saranno così robusti da sostenerla.



    Betta “Halfmoon” si noti la differenza nel numero di ramificazioni nella caudale, a pari di apertura della stessa tra i due esemplari

    Quando si parla di RoseTail, non si può non parlare anche di Feather Tail, un’ulteriore estremizzazione dei RT, dove le ramificazioni prendono origine non solo al termine, ma su tutta la lunghezza dei raggi terziari e quaternari. Questa particolarità è quasi sempre accompagnata da un’irregolare distribuzione delle scaglie e da altre deformazioni.
    Il dibattito sui RoseTail e FeatherTail continua ormai da qualche anno e, molto probabilmente, non avrà mai una fine; l’opinione di chi scrive è che bisogna sempre tener conto prima di tutto della salute dell’animale e poi dell’estetica, per cui invitiamo i lettori a evitare queste ultime varietà descritte, anche se, a un occhio inesperto, possano sembrare particolarmente attraenti.


    Due esemplari di Betta "Halfmoon" con una ramificazione della caudale elevata

    Molto popolare è anche la varietà Crown Tail o CT, ottenuta da allevatori indonesiani nel corso degli anni ’90. Il Betta, in questo caso, presenta le pinne con la membrana tra i raggi molto ridotta, così da far sembrare la coda, una corona, caratteristica che l’ha resa subito molto particolare e affascinante, tanto da diventare più facilmente reperibile anche in Italia. Per gli standard, è importante sapere che oltre ad una buona forma, il pesce deve presentare una riduzione della membrana quanto più vicina possibile al 50% della lunghezza totale dei raggi delle pinne.
    Negli ultimi tempi, la varietà CT è stata sottoposta a nuove selezioni, che tuttavia non sono ancora molto stabili; è il caso dei CT “double ray”, dove a sporgere dalla membrana, sono due coppie di raggi secondari per ogni raggio primario e dei CT “double double ray” dove la membrana, invece, arriva fino alla prima ramificazione, lasciando sporgere così i raggi secondari e terziari. L’ultima varietà tra i CT è quella dei CT “Baloon”, dove la membrana tra i raggi è particolarmente abbondante, tanto da formare, in parata, delle vere e proprie sacche che gonfiandosi sembrano quasi dei palloncini. Negli ultimi 2-3 anni, abbiamo assistito a un interesse sempre maggiore degli allevatori, soprattutto europei e asiatici, per la varietà a pinne corte dei CT, i CrownTail Plakat.
    Questa varietà, però, non presenta ancora degli standard di riferimento.


    Betta "Crowntail Plakat"

    I Betta Plakat, ovvero i Betta a pinne corte, sono, come abbiamo già detto, la prima selezione operata dall’uomo: c’è una grossa differenza tuttavia, tra gli originali Fighters e gli esemplari da concorso allevati oggi.
    I Plakat sono allevati e apprezzati in tutto il mondo, in particolare in Europa e Asia, mentre sembrano riscuotere meno successo in Nord America. Diffidate da chi definisce i plakat, una varietà “da principianti”, solo chi non li ha mai allevati può lasciarsi andare a dichiarazioni così superficiali. Se è vero che questi pesci sono meno esposti a batteriosi delle pinne, allevare un Plakat perfetto, è altrettanto difficile che allevare Halfmoon o CrownTail. Attualmente esistono tre diverse varietà di Plakat universalmente riconosciute dalla maggior parte degli standard, anche se con nomi leggermente diversi. Traditional Plakat: sicuramente la varietà più antica e quella che assomiglia di più al Betta splendens nella sua forma naturale. Il corpo è forte e slanciato, la pinna dorsale è piccola e rotonda, la coda ha forma di cuore (o di picca), più o meno accentuata. La pinna anale ha forma di trapezio scaleno, con il margine anteriore corto che degrada velocemente verso la parte posteriore, terminando con il margine posteriore lungo più del doppio della parte inferiore della pinna caudale. Della stessa lunghezza devono essere anche le due pinne ventrali. Show Plakat (IBC standard) o Asymmetrical Plakat (Bettas4all standard): parliamo forse della varietà più allevate nel mondo, insieme agli Halfmoon. Come in questi ultimi, la caudale deve avere la forma di una “D” perfetta, con i due angoli netti e i primi raggi della caudale lunghi e dritti. La pinna dorsale è più ampia e la anale leggermente più corta e compatta. La lunghezza del margine posteriore deve essere esattamente il doppio di quella del raggio inferiore della caudale e lo stesso vale per le pinne ventrali. Halfmoon Shortfin (IBC standard) o Symmetrical Plakat (Bettas4all standard); la definizione data dagli standard IBC, è forse quella che meglio rende l’idea di questo Plakat, tanto meraviglioso quanto difficile da ottenere: Halfmoon a pinne corte. Immaginate quindi un Halfmoon in cui tutte le pinne dispari vengano accorciate della metà. La caudale resta una D perfetta, anche se più piccola, la pinna anale ha la stessa lunghezza del raggio inferiore della caudale. Per la dorsale vale altrettanto, tutte le pinne devono essere di lunghezza uguale, per fornire al Betta un aspetto estremamente imponente e bilanciato. La differenza principale con lo standard Bettas4all è che, in questo caso, si prevede un Betta totalmente simmetrico, quindi con una dorsale allungata che sia il riflesso della anale.
    In realtà le differenze non sono sempre così nette, molto spesso s’incontrano esemplari che sono a metà strada tra l’una e l’altra forma: sono definiti “Transitional Plakat”, ovvero Plakat “di transizione”, di “tipo 1”, se la forma è intermedia tra un Traditional Plakat e uno Show Plakat (o Asymmetrical Plakat) e di “tipo 2” se la forma è intermedia tra uno Show Plakat e un Halfmoon Shortfin (o tra un Asymmetrical Plakat e un Symmetrical Plakat).


    In alto Betta "Traditional Plakat" mustard gas, in basso a sin. Betta "Halfmoon shortfin" red e a destra Betta "Show Plakat" turquoise metallic

    Abbiamo deciso di trattare, per ultima, la varietà Double Tail, in quanto si tratta, più che di una varietà, di una mutazione che può verificarsi su tutte le altre forme. È stata la seconda, dopo i VeilTail, ad apparire spontaneamente: i Betta DT presentano la caudale divisa a metà, da qui “doppia coda” (quindi nonostante il nome, la coda è sempre una ma divisa in due lobi). Questa mutazione si accompagna a un’altra peculiarità, ovvero uno spiccato aumento della lunghezza della pinna dorsale, che idealmente deve essere pari a quella dell’anale. Se tracciamo una linea dalla bocca del Betta fino al peduncolo caudale, questa nel Betta DoubleTail perfetto, lo divide in due metà perfettamente speculari! La mutazione DoubleTail è legata a un gene recessivo, si manifesta quindi solo quando presente in omozigosi e può essere applicata a qualsiasi delle altre varietà: potremo così avere Halfmoon Doubletail (quelli ora universalmente riconosciuti come DoubleTail), VeilTail DT, Plakat DT ecc. Il gene, presente in eterozigosi, ha invece l’effetto di allungare sensibilmente la pinna dorsale, permettendo quindi di distinguere un esemplare “DoubleTail-geno”, da uno che non ha il gene Doubletail.


    Betta "Doubletail Plakat"

    L’ultima novità: i Big Ears o Dumbo. Anche questa varietà è oggetto di discussioni, dal momento che i Betta in questione hanno delle pettorali davvero enormi, oltre il doppio della grandezza della loro testa. Questo può impedire loro di muoversi agevolmente, essendo le pettorali fondamentali nel nuoto. Per fortuna, se nel complesso il pesce è sano e ha un pinnaggio equilibrato, non sembra risentirne ed è una varietà che sta prendendo piede molto velocemente. Il gene (o set di geni) Big Ears, poi, è facilmente trasmissibile alle generazioni future, per cui è solo questione di tempo e sicuramente osserveremo le “grandi orecchie” su tutte - o quasi - le altre varietà.


    Betta "Big Ears"

    La trattazione di tutte le varietà apparse negli allevamenti richiederebbe ulteriore tempo, ma abbiamo preferito evitare di parlare di quelle forme che prevedono malformazioni molto evidenti e assolutamente menomanti per l’animale, come quei Betta con il corpo cortissimo o con deviazioni della spina dorsale. Come detto in precedenza, dobbiamo mettere al primo posto nell’allevamento selettivo, il benessere e la salute degli animali, ponendoci dei limiti invalicabili. È impossibile chiederlo a chi dell’allevamento dei Betta fa il proprio sostentamento quotidiano e cerca quindi ogni giorno di creare novità interessanti per il mercato, è invece d’obbligo chiederlo agli appassionati: solo con una rivoluzione “dal basso”, potremo arrivare a modificare anche il comportamento di chi alleva i nostri beniamini per lavoro.