• Oltre lo splendens

    di Marco Marsili
    Articolo pubblicato su Aquariophylia 8-133, numero monografico dedicato ai Betta

    Plakat, Crowntail, Veiltail, Doubletail o Halfmoon? Nessuno di questi!
    Nelle poche righe che seguono andremo ad esaminare quelle che sono le alternative possibili all'allevamento selettivo del Betta splendens e quindi alle categorie appena citate. Sì, perché purtroppo il grande pubblico acquariofilo italiano non sa che non esistono soltanto i Betta splendens ed, inoltre, è ancora meno comune il pensiero che lo splendens non esista soltanto nelle suddette forme di selezione.
    Con il passare del tempo e la continua richiesta del mercato, infatti, è andata sempre meno di moda l'idea di avvicinarsi all'animale da un punto di vista naturalistico, lasciando invece spazio al mero fine estetico dell'acquisto del pesciolino rosa o blu, piuttosto che quello giallo o nero. Tutto questo ha contribuito a far sì che ci si dimenticasse da dove questi pesci provengono, quali siano le loro abitudini alimentari, in che ambiente si siano sviluppati e per quale motivo quindi si siano evoluti nella loro forma ancestrale, che, a conti fatti, non ha niente da invidiare, nemmeno esteticamente parlando, a tutti i pesci che vediamo esposti di solito nei negozi.
    Motivo di quest’articolo, quindi, e del progetto di mantenimento delle specie selvatiche promosso dall'Associazione Italiana Betta, è quello di:
    - In primis, sensibilizzare il lettore verso una tipologia di allevamento quanto più naturale possibile, volto a un atteggiamento proattivo nei confronti di un problema, quello dell'antropizzazione dei biotopi di origine dei labirintidi, che ormai è impossibile non tenere in considerazione;
    - In secundis, quello di cercare di risvegliare un interesse verso quella che di fatto, in questo hobby, costituisce l'alternativa all'allevamento selettivo.
    Allo stato dell'arte ci sono più di 70 specie di Betta descritte e sono forse altrettante, se non di più, quelle che devono ancora essere studiate e catalogate.
    Come accade per tante altre famiglie/specie, anche per i Betta è uso raggruppare le specie in "complessi":
    Complesso akarensis
    Betta akarensis
    Betta antoni
    Betta aurigans
    Betta balunga
    Betta chini
    Betta ibanorum
    Betta obscura
    Betta pinguis

    Complesso albimarginata
    Betta albimarginata
    Betta channoides

    Complesso anabatoides
    Betta anabatoides
    Betta midas

    Complesso bellica
    Betta bellica
    Betta simorum

    Complesso coccina
    Betta brownorum
    Betta burdigala
    Betta coccina
    Betta livida
    Betta miniopinna
    Betta persephone
    Betta rutilans
    Betta tussyae
    Betta uberis

    Complesso dimidiata
    Betta dimidiata
    Betta krataios

    Complesso edithae
    Betta edithae

    Complesso rubra
    Betta dennisyongi
    Betta foerschi
    Betta mandor
    Betta rubra
    Betta strohi

    Complesso picta
    Betta falx
    Betta picta
    Betta simplex
    Betta taeniata

    Complesso pugnax
    Betta apollon
    Betta breviobesus
    Betta cracens
    Betta enisae
    Betta ferox
    Betta fusca
    Betta kuehnei
    Betta lehi
    Betta pallida
    Betta prima
    Betta pugnax
    Betta pulchra
    Betta raja
    Betta schalleri
    Betta stigmosa

    Complesso splendens:
    Betta imbellis
    Betta mahachaiensis
    Betta siamorientalis
    Betta smaragdina
    Betta splendens
    Betta stiktos

    Complesso unimaculata
    Betta compuncta
    Betta gladiator
    Betta ideii
    Betta macrostoma
    Betta ocellata
    Betta pallifina
    Betta patoti
    Betta unimaculata

    Complesso waseri
    Betta chloropharynx
    Betta hipposideros
    Betta pardalotos
    Betta pi
    Betta renata
    Betta spilotogena
    Betta tomi
    Betta waseri


    Coppia di Betta macrostoma, a sin. la femmina, a destra il maschio


    Coppia di Betta macrostoma si prepara alla riproduzione

    Come potete costatare sono davvero tante, tutte diverse e tutte con delle caratteristiche distintive, colori e forme, che valgono davvero la pena di essere allevate e studiate.
    Alcune di queste fanno parte dell'hobby da centinaia di anni, il Betta pugnax ad esempio, è stato descritto nel lontano 1849, mentre altre specie sono recentissime, come Betta siamorientalis, B. mahachaiensis e B. dennisyongi, tutte descritte negli anni 2012 e 2013.
    Come detto, poi, oltre a queste ci sono ancora tantissime specie che sono studiate mentre vengono scritte queste poche righe, e molte altre ancora devono essere scoperte.
    Oltre a quanto già detto, esiste una ulteriore classificazione che è bene definire in sede di analisi, ed è quella relativa non solo al genere (Betta) e alla specie (ad esempio unimaculata o splendens), ma anche al luogo di ritrovamento del ceppo genetico cui l'animale fa riferimento. Infatti, sebbene facenti capo alla stessa specie, non è insolito trovare molte piccole differenze anche tra esemplari raccolti in natura a pochi chilometri di distanza gli uni dagli altri; questo perché ciascuna popolazione si adatta a un differente biotopo ed evolve in maniera completamente diversa da un’altra, che magari vive in una pozza a 40 km di distanza.
    Questa biodiversità costituisce un vero e proprio tesoro che ciascun allevatore, nel suo piccolo, può aiutare a preservare, ragion per cui è necessario mantenere ben distinte le diverse popolazioni anche all'interno dell'hobby.


    Betta smaragdina, in alto due femmine in parata, in basso il maschio si prende cura del nido con gli avannotti.

    Tale ulteriore classificazione è solitamente espressa con un "location code" associato alla specie e solitamente espresso tra doppi apici. Per fare un esempio possiamo trovare i Betta patoti “Pusrehut” piuttosto che i Betta Patoti “Badak”.
    Parlando sempre di possibili classificazioni all'interno del genere Betta, va evidenziato anche un criterio di raggruppamento delle varie specie, che è frequente trovare sia in letteratura sia nei vari portali on-line. Tale criterio si basa sulla strategia riproduttiva e considera due grandi gruppi: gli “incubatori orali” e i “costruttori di nido”. Alla categoria “costruttori di nido” appartengono quelle specie che hanno un rapporto atavico e molto stretto con la superficie di acque stagnanti, con fittissima vegetazione. In questi luoghi, i pesci sono capaci di produrre quello che molti allevatori di Betta splendens di selezione hanno già visto e che, in gergo, è chiamato “nido di bolle”, ovvero un agglomerato di bolle d'aria rivestite da una patina mucosa, che è in grado di mantenerle integre e renderle appiccicose, in modo da poter formare una sorta di supporto, al quale ancorare le uova e, successivamente, una volta che queste si saranno schiuse, gli avannotti di pochi giorni, fino a che questi ultimi non saranno in grado di nuotare liberamente. Per quanto riguarda invece gli “incubatori orali”, fanno parte di questa categoria le specie di Betta che abitano luoghi con corrente più marcata, anche se non eccessiva, e solitamente più spogli, se paragonati ai biotopi d'origine delle specie appartenenti alla categoria dei “costruttori di nido”.


    Betta channoides, a sin. il maschio con la sacca orale piena di uova, a destra la femmina in livrea riproduttiva.

    Mentre nel primo caso vengono infatti deposte tantissime uova, affidando la prosecuzione della specie alla probabilità che almeno una piccola parte degli avannotti si salvi tra la vegetazione, in questo gruppo di specie sono deposte e fecondate molte meno uova, che sono poi letteralmente “covate” dal maschio, il quale, una volta che le ha fecondate, le raccoglie in bocca per un periodo che va dai 7 fino ai 30 (!) giorni, secondo la specie. Durante tutto l'arco di tempo interessato all'incubazione il maschio non è in grado di mangiare nulla, per cui solitamente resta confinato in un posto sicuro e riparato in cui svolgere il suo ruolo protettivo. Al riguardo, un paio di curiosità degne di nota: in alcune specie i maschi raccolgono le uova in bocca non appena le hanno fecondate nel classico “abbraccio” tipico degli anabantidi, in altre invece è la femmina che si occupa di ciò e in seguito, ponendosi esattamente di fronte al partner, le sputa, aspettando che quest'ultimo le raccolga in bocca “al volo”. È uno dei momenti più affascinanti cui un allevatore di Betta possa assistere. Garantito!


    Betta channoides, dopo l'abbraccio la femmina raccoglie le uova

    Altra curiosità invece è quella che riguarda le uova che il maschio porta in bocca. Non sempre ovviamente sono tutte fecondate e in alcune specie il maschio utilizza queste ultime (quelle non fecondate) per alimentarsi, riuscendo ovviamente a distinguerle da quelle in cui si stanno sviluppando gli avannotti. In altre specie, invece, vengono semplicemente espulse, o dalle branchie o dalla bocca. Nel primo caso si parla in gergo di “feeding eggs”.
    Al termine dell'incubazione i piccoli vengono sputati e sono in grado di nuotare liberamente, avendo già assorbito il sacco vitellino e assomigliano ai classici avannotti dei più comuni poecilidi ovovivipari che tante volte si vedono nei negozi. In questo caso, quindi, il prosieguo della specie è affidato meno al caso o agli alti numeri di avannotti e molto di più alle cure parentali, anche se queste non sono minimamente paragonabili a quelle viste nell'allevamento dei ciclidi.
    Qualora il lettore sia interessato e abbia intenzione di allevare una delle suddette specie, con particolare riferimento a un determinato “location code”, bisogna sempre tenere a mente, che non solo la vasca deve essere adeguatamente dimensionata, ma anche adeguatamente allestita.
    L'allevamento non a scopo di selezione, non ha come obiettivo un massimo della fitness riproduttiva, quindi non c'è bisogno di isolare i riproduttori, perché così facendo si andrebbe incontro a seri problemi di sovraffollamento in poco tempo, ragion per cui la vasca deve essere progettata per ospitare una colonia d’individui della stessa specie (mai ibridare!), correttamente bilanciati in sex ratio. La regola generale, infatti, vuole che ci siano più maschi che femmine per gli incubatori orali, poiché, in queste specie, il maschio è sottoposto a lunghi periodi di digiuno e con due incubazioni consecutive, si rischia ben presto che questo muoia di stenti. Avendo più di un maschio per ciascuna femmina, si fa in modo che queste possano scegliere il partner a turno, lasciando ai poveri maschi il tempo di rifiatare un po’.
    Per i costruttori di nido, la sex ratio solitamente prevede una maggioranza di femmine o, al più, un egual numero tra maschi e femmine.


    Betta simplex, in alto avannotto di 15 giorni, in basso esemplari subadulti

    Per quanto riguarda l'allestimento della vasca, occorrerà preferire delle barriere visive lungo tutta l'altezza della colonna d'acqua, con un occhio di riguardo per il livello superficiale per vasche destinate ai “costruttori di nido” e con più attenzione al livello medio basso per gli “incubatori orali”. L'illuminazione non dovrà mai essere troppo intensa, perché i pesci non sono abituati ai riflettori da stadio delle vasche tipo quelle allestite da T. Amano; occorrerà invece utilizzare molto spesso alcuni oggetti d'arredo come schermo contro la luce diretta, ad esempio dei legni, piante galleggianti e foglie secche.
    La chimica dell'acqua dovrà ovviamente variare a seconda della specie ospitata, quindi si potrà benissimo utilizzare soltanto acqua di rubinetto, opportunamente condizionata, oppure sarà obbligatorio munirsi di strumenti per abbassare conducibilità e pH dell'acqua e, in questo caso, la buona e vecchia torba di sfagno, fungerà da aiutante principale.
    Altro capitolo importantissimo è quello legato all'alimentazione. Impossibile pensare di allevare questi animali soltanto somministrando cibo secco o liofilizzato; per forza di cose è necessario ricorrere a colture di cibo vivo, o al massimo del buon surgelato. In dipendenza della specie si possono somministrare grilli, lombrichi, camole della farina e del miele, chironomidi, artemie adulte e/o naupli, krill, tubifex, californian blackworms, Hyalella azteca, dafnie, moine e chi più ne ha più ne metta, ricordando che una buona dieta è sempre varia.
    In conclusione, la scelta su una possibile specie, può dipendere sia dai gusti personali, sia dal grado di esperienza in campo acquariofilo che il lettore ha maturato. Ci sono specie davvero facili e bellissime; altre ancora sono altrettanto belle ma più complicate, per via della chimica dell'acqua necessaria al corretto allevamento; altre ancora hanno bisogno di temperature troppo alte o troppo basse e altre hanno bisogno di allevamento di cibo vivo, non proprio adatto a essere ospitato in casa.


    Betta burdigala maschio

    In base a tutti questi fattori, la scelta può ricadere su una specie o su un'altra, oppure su una popolazione (associata a un determinato “location code”), piuttosto che su un'altra, ma alla base di tutto ci deve essere l'interesse vivo dell'allevatore a mantenere e diffondere, nell'hobby, la specie in maniera corretta ed eticamente valida, così da non andare più a intaccare le popolazioni che abitano i biotopi d'origine. Infatti questi ultimi, al giorno d'oggi, subiscono non solo l'influenza della pesca indiscriminata ai fini commerciali degli animali che li popolano, ma anche la distruzione che è conseguenza dell'antropizzazione sempre crescente e che, fra qualche anno, ci farà perdere dei veri e propri gioielli della natura.