• Lectio Magistrails: La genetica del Betta

    di Matteo grassi
    Articolo pubblicato su Aquariophylia 8-133, numero monografico dedicato ai Betta

    La scoperta, dapprima solo empirica e poi scientifica, dei meccanismi che governano il processo di evoluzione delle specie, è senza dubbio una delle cose che, più di ogni altra, ha influenzato lo sviluppo della civiltà e forse la sopravvivenza stessa dell’uomo da diecimila anni a questa parte. Per il 95% di questo tempo, è stato solo uno sviluppo pratico attraverso la selezione di animali e vegetali da destinare alla coltivazione e all’allevamento e lo sviluppo selettivo di specie, che in natura non si sarebbero mai manifestate (dal grano al mais, dai cani a pecore e mucche). In tempi molto più recenti, lo studio del DNA e la biologia molecolare hanno raggiunto livelli di sofisticazione tale che, mappando il genoma di differenti popolazioni umane, è addirittura possibile ricostruire interi pezzi di storia dell’uomo, tempi e modalità in cui i nostri antenati hanno esplorato e popolato i diversi continenti, o fenomeni difficili anche solo da immaginare, come l’incontro tra diverse specie di nostri predecessori o l’estinzione di alcune di esse. Forse, lo stesso innato desiderio di comprendere questi meccanismi che migliaia di anni fa muoveva i primi agricoltori, rende attraente ancora oggi, per molti appassionati di acquariofilia, un pesce come il Betta splendens, con il quale è possibile cimentarsi direttamente nell’allevamento selettivo e vedere le leggi di Mendel all’opera.

    Seppur su basi essenzialmente pratiche, ovvero solo sporadicamente scientifiche, a partire dagli anni settanta, si è sviluppata una conoscenza approfondita delle regole che governano l’ereditarietà di colori e forme nei Betta splendens. Il lavoro pionieristico di americani come Gene Lucas, Leo Buss, Jim Sonnier e, più di recente, di europei come l’olandese Joep van Esch, ha permesso di tracciare queste regole e identificarne molte di stabili e riproducibili, seguendo le semplici leggi di Mendel sui caratteri dominanti e recessivi. Per sistematizzare queste conoscenze, è bene considerare due grandi famiglie di regole: quelle che determinano la forma (delle pinne) e quelle che determinano i colori del pesce.

    Genetica delle Forme


    Betta splendens forma selvatica

    Il gene delle pinne lunghe
    Per quanto riguarda la genetica delle forme, il primo e basilare carattere, è il cosiddetto gene delle pinne lunghe (long fin). Com’è noto, la forma selvatica originaria del Betta splendens, presenta pinne corte e regolari, come in qualsiasi altro anabantide. Ma già i primi Betta splendens importati in occidente all’inizio del novecento, avevano pinne a velo estremamente lunghe, frutto di un’accurata selezione da parte degli allevatori thailandesi. La mutazione che causa l’allungamento delle pinne si comporta come un carattere dominante, per cui l’accoppiamento di un genitore con le pinne a velo e un genitore con le pinne corte, determina prole con pinne lunghe e a velo. La presenza di entrambe le eredità nel corredo genetico, può fare riemergere, nelle generazioni successive, il carattere delle pinne corte, seppur con probabilità che non seguono le leggi di Mendel in maniera precisa. Per chi si appresta alle prime riproduzioni, vale comunque un principio pratico particolarmente favorevole ai più frivoli: il “gene” delle pinne lunghe è dominante.

    I Betta halfmoon
    La forma halfmoon, di grande simmetria e con la caudale che si apre a mezzaluna sfoggiando un angolo di 180°, non è purtroppo governata da una genetica altrettanto semplice e nemmeno pienamente compresa sul piano pratico. Ma volendo ridurre la cosa all’osso, possiamo dire che per ottenere un Betta halfmoon sono necessarie, almeno, due grandi mutazioni. La prima è quella delle pinne lunghe, la seconda è quella che comporta la ramificazione dei raggi della caudale. In un pesce selvatico, i raggi della caudale non presentano biforcazioni o, al massimo, possono avere un solo livello di ramificazioni che accentuano l’ampiezza e la rotondità della pinna. In un Betta halfmoon invece, una particolare mutazione fa sì che si aprano due o tre livelli di ramificazioni successive, in modo che la caudale raggiunga l’ampiezza necessaria ad aprirsi come un ventaglio. È per questo e non per l’aumento della membrana o del numero di raggi, che si ottengono le forme incredibili che si possono osservare nei concorsi internazionali. Queste ramificazioni hanno, però, anche uno spiacevole lato negativo: una selezione troppo spinta, ottenuta incrociando tra loro esemplari sempre più ramificati, porta a pinne estreme, chiamate rosetail, in cui l’eccessivo numero di ramificazioni porta a una vera e propria deformazione della pinna caudale, che perde simmetria e forza, oltre a diventare praticamente inutilizzabile per il malcapitato pesce. Ottenere quindi dei bei Betta halfmoon non è facile e richiede molta attenzione e scelte ponderate. Inoltre, affinché il pesce possa aprire al meglio la propria pinna caudale, è necessario avere un peduncolo robusto e dei raggi altrettanto robusti e dritti. Anche la qualità dell’alimentazione e dell’acqua in cui il pesce è cresciuto hanno quindi un ruolo importante nel risultato finale. È importante ricordare che l’apertura a mezza-luna si può ottenere anche in assenza delle pinne lunghe. È così che nascono gli Halfmoon a pinne corte nelle diverse classificazioni (Show Plakat e Halfmoon shortfin o Symmetrical e Asymmetrical Halfmoon Plakat).


    Betta splendens Halfmoon opaque white

    La mutazione Crowntail
    Spesso capitava, già negli anni settanta, di ottenere degli esemplari la cui pinna caudale presentasse un bordo frastagliato, in cui le punte dei raggi spuntavano leggermente dalla membrana. Questo carattere è stato accuratamente selezionato e sviluppato, secondo metodi tenuti ben segreti, dagli allevatori indonesiani, che, meno di una decina di anni fa, hanno ottenuto i cosiddetti Crowntail. Questa mutazione ha un carattere codominante, per cui resta stabile solo incrociando esemplari che presentano lo stesso aspetto. Negli altri casi, il fenotipo si presenta in maniera parziale, come una leggera riduzione della membrana, dando luogo a delle forme di transizione chiamate gergalmente combo-tail.


    Betta splendens Crowntail multicolor

    La coda doppia
    Per ultimo vale la pena accennare alla mutazione della coda doppia. Un carattere che si presenta anche in specie diverse dai Betta determinato da un cosiddetto “difetto di ventralizzazione”. Gli esemplari omozigoti recessivi, presentano una pinna caudale divisa in due lobi simmetrici e una dorsale estremamente allungata e simile alla pinna anale. Si tratta di una mutazione da maneggiare con cura, perché può portare delle deformità ereditarie ma, usata accoppiando solo esemplari portatori (eterozigoti), aiuta a ottenere pinne dorsali di grande bellezza e portamento.


    Betta splendens Halfmoon Doubletail opaque white

    Genetica dei colori
    Passando ai colori, è necessario premettere che il colore naturale dei Betta risponde a criteri che non hanno a che vedere con l’estetica e i concorsi, se non in minima parte, ovvero per assecondare le pratiche di corteggiamento. Sott’acqua, però, è più importante usare il colore come strumento di comunicazione, piuttosto che per bellezza, almeno tra organismi che non emettono suoni articolati! Non è un caso che i pesci adottino ben due meccanismi di gestione del colore: i pigmenti, cioè cellule che manifestano un colore assorbendo diverse lunghezze d’onda della luce (come la melanina negli uomini) e gli iridociti, cioè cellule dotate di strutture cristalline che riflettono la luce, generando colori iridescenti. Questa peculiarità fa sì che la colorazione dei Betta sia il risultato di più strati di pigmenti e iridociti, ognuno specializzato in un singolo colore di base. È per questo che fin dagli anni ’50, l’americano H. M. Wallbrunn ha spiegato i particolari colori ottenuti dagli allevatori thailandesi, attraverso la teoria degli strati.

    La teoria degli strati
    Secondo questa teoria, lo strato più profondo di colorazione dei Betta è lo strato nero, in cui si colloca la melanina, un pigmento la cui maggiore o minore presenza, determina un colore bruno più o meno scuro. Di questo strato sono conosciute ben quattro mutazioni principali, tre delle quali seguono le leggi di Mendel. La prima è il ben noto albinismo, che nei Betta è scarsamente studiato, poiché gli esemplari veramente albini risultano praticamente impossibili da riprodurre e sono probabilmente portatori di cecità precoce. Le altre sono mutazioni a carattere recessivo, nelle quali cioè, il carattere mutato si manifesta solo se entrambi i geni forniti dai genitori, sono portatori della mutazione (ovvero se i soggetti che li ereditano sono omozigoti recessivi). La più nota è la mutazione cambodian che determina la scomparsa dei pigmenti bruni dal corpo; seguono la mutazione blond che determina una riduzione della melanina e quindi un aspetto chiaro, giallastro e la mutazione melano, in cui l’addensamento di melanina determina un colore nero profondo e compatto. Mutazione quest’ultima di aspetto straordinario, ma che purtroppo è associata indissolubilmente a una forma di sterilità femminile: le uova di femmine omozigoti di tipo “melano” non arrivano mai alla schiusa. Le regole di ereditarietà di queste mutazioni sono facilmente schematizzabili con una matrice di Punnet (*), come si usa per le leggi di Mendel.


    La teoria dei quattro strati nei colori dei Betta

    Lo strato rosso
    Lo strato nero non definisce da solo il colore finale di un individuo. Sopra di esso, infatti, si manifestano vari pigmenti dalla caratteristica colorazione rossastra: pterine e carotenoidi che con le loro diverse mutazioni, permettono di ottenere un fantastico rosso, ovvero la sua completa assenza o la sua mutazione in arancio e giallo. Ecco quindi che un esemplare a fondo bruno (cioè non cambodian) e portatore di una mutazione che genera l’estensione del rosso su tutto il corpo, si presenterà di un affascinante e compatto rosso. È l’effetto di una mutazione a carattere dominante, chiamata appunto rosso esteso (extended red), che è all’origine di alcuni degli esemplari più vistosi di Betta con le pinne a velo che si possono osservare in commercio. Molte altre mutazioni dello strato rosso, permettono di ottenerne la scomparsa totale, ovvero la presenza di pinne dal colore variegato, come nei cosiddetti red butterfly: esemplari in cui le pinne presentano due bande equispaziate, una rossa verso il corpo e una bianca all’esterno.


    Matrici di Punnet per l’accoppiamento di Betta Cambodian. Portatore è un esemplare eterozigote per la mutazione Cambodian che non presenta la mutazione ma ha un aspetto bruno normale. Non Portatore è un esemplare omozigote dominante, ovvero che non presenta la mutazione e non la trasmette. Cambodian è un esemplare omozigote recessivo che presenta la mutazione e quindi il corpo chiaro.

    Lo strato blu
    Ultimo e più esterno degli strati di colore è lo strato iridescente, generato da quelle strutture cristalline che riflettono la luce e determinano le colorazioni azzurre o blu, di cui si parlava poc’anzi. La più celebre mutazione di questo strato è la cosiddetta mutazione blu acciaio (steel blue): un bell’esempio di mutazione mendeliana semidominante, in cui gli esemplari omozigoti del primo tipo hanno colore blu acciaio, gli omozigoti dell’altro tipo un colore turchese e gli eterozigoti, un blu oltremare chiamato royal blue. Cimentarsi con esemplari blu permette di vedere all’opera questa mutazione e prevedere con precisione la probabilità di ottenere ciascuno dei tre colori, in base al colore dei genitori.


    Matrici di Punnet per l’accoppiamento di Betta iridescenti (Royal Blue, Turchese, Steel Blue)

    Mutazioni più recenti
    Nel corso degli anni sia gli allevatori occidentali sia quelli asiatici, hanno ottenuto numerose nuove mutazioni, in particolare nello strato iridescente, ma non solo. La prima e più significativa di queste mutazioni, è la mutazione marble, le cui caratteristiche non possono essere descritte con le leggi di Mendel. Questa complessa mutazione, scoperta pare da un ergastolano americano di nome Oliver Gulley circa cinquant’anni fa, agisce prevalentemente sui pigmenti degli strati profondi, melanina in particolare, generando un aspetto a chiazze, che può anche modificarsi durante la vita del pesce. Oltre ad essere molto usata per ottenere colorazioni variegate con pattern esotici, questa mutazione ha un ruolo determinante nel favorire il colore cosiddetto butterfly, che abbiamo descritto parlando del rosso e che può essere ottenuto, con alterni successi, anche su esemplari blu. Un’altra mutazione scoperta in America una quarantina di anni fa, è la mutazione opaque, che agisce sugli iridociti, con un’alterazione della struttura dei cristalli che li rende bianchi, neutri e opachi. In assenza di pigmenti rossi o melanina (a seguito della combinazione di mutazioni cambodian e non red), la mutazione opaque è responsabile di esemplari perfettamente bianchi di rara bellezza.


    Betta splendens Halfmoon yellow black

    Più di recente in Thailandia si sono ottenute le mutazioni metallica e dragon che, oltre ad aprire la strada a nuove combinazioni di colore come il rame (copper), hanno dato il la alla ricerca di numerose nuove combinazioni di colori metallizzati, spesso incrociati con il nero, per ovviare ai limiti della mutazione melano.
    Combinando diverse di queste mutazioni è possibile oggi, spesso con un significativo grado di stabilità, ottenere anche disegni bicolori e multicolori che, quando funzionano al meglio, acquistano delle denominazioni caratteristiche e diventano di uso comune: è il caso dei mustard gas, esemplari con il corpo blu o nero e le pinne gialle, a seguito di una particolare mutazione dello strato rosso. Oppure di lavender e salamander, in cui il corpo presenta una limitata ma uniforme iridescenza, sovrapposta in maniera armoniosa al rosso o a un fenotipo cambodian. Le possibilità appaiono quasi illimitate. Ma esistono ancora molti allevatori, soprattutto in America ed Europa, che restano fortemente ancorati ai tradizionali rossi o blu che spopolavano prima della scoperta di questi nuovi colori. A loro, tocca il compito di impegnarsi per mantenere inalterati i risultati raggiunti in tanti anni nel selezionare al meglio quelle tonalità solide senza difetti e al loro massimo splendore, nella speranza che nessuno di questi piccoli capolavori naturali, sia perduto o alterato artificialmente. Le opzioni sono davvero numerose, e il piacere maggiore sarà scoprire che non si possono ottenere risultati da soli ma occorre avere degli amici con cui scambiare esemplari e riproduttori, per moltiplicare gli effetti del lavoro di selezione e arrivare così, insieme, all’obiettivo.


    Schema riepilogativo dei principali colori e pattern nei Betta Splendens

    (*) Una semplice descrizione della matrice di Punnett si può trovare in:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Quadrato_di_Punnett

    Un esempio più approfondito è disponibile in:
    http://www.biology.arizona.edu/mende...cross/03t.html
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