• Channa gachua TH03/02

    di Marco Marsili (MarZissimo)
    Articolo pubblicato su Bettazine n°6 - Aprile 2013



    Questo che state per leggere non è un articolo come gli altri che ho scritto in passato per il bollettino AIB, e il perchè di questo mi preme spiegarvelo subito.
    In fin dei conti è anche abbastanza banale. L'articolo è diverso...perchè il pesce è diverso!
    Ora mi spiego meglio altrimenti mi prenderete per matto.
    Stiamo sempre parlando di pesci, e sempre parlando di labirintidi, ma quello che comporta allevare dei Channa non si avvicina nemmeno lontanamente a quello che può voler dire allevare ad esempio dei Betta pugnax, o Betta unimaculata, o Betta schalleri o qualsiasi altro Betta vi passi per la testa.
    Per questo motivo vi anticipo che, prima di descrivervi la specie in questione, e prima ancora di raccontarvi quello che mi è accaduto con loro, procederò a elencarvi quanto più sinteticamente possibile, quelli che secondo me sono i punti chiave per un corretto allevamento di questi animali.

    MonsterFishKeepers? No grazie.
    Chi già conosce un pò questi pesci, anche solo per nomea, e contemporaneamente ha già avuto modo di parlare con me riguardo a questo argomento, ha già capito dove voglio andare a parare, ma per dovere di cronaca e per tutti gli altri vado a spiegarmi con migliore chiarezza.
    Purtroppo di grandi allevatori di Channa italiani non ho notizie - e spero che sia una mia lacuna intediamoci bene - quindi non posso portarvi come buon riferimento un compatriota, ma grazie all'informatica ormai si riesce abbastanza bene a comunicare anche all'estero e quindi a capire, da chi conosce veramente questi pesci (per citarne uno su tutti: Pascal Antler), come essi vanno trattati e allevati.
    La situazione "ground zero" è purtroppo davvero disastrosa, soprattutto in contesti come il nostro (mi sto riferendo alla situazione diffusa nello stivale, in AIB fortunatamente per noi e per i nostri pesci abbiam sempre fatto le cose per bene) in cui questi animali vengono comprati per vasche sottodimensionate, ingrassati come delle salsicce e allevati insieme ad altri "monsterfsh", godendo della caccia domenicale al povero pesce rosso che viene sbranato in pochi secondi.
    Volendo infatti descrivere l'indole caratteristica di tutti gli appartenenti alla famiglia Chnnidae anche a me sinceramente mancano i termini, perchè - per quanto io possa parlare - averne alcuni esemplari in vasca fa capire il concetto meglio di milioni di parole...
    Se proprio vogliamo provarci, possiamo dire che sono pesci davvero "ignoranti" - termine inteso nella sua semantica più dialettale -. Sono infatti animali che non badano tanto al sottile, mangiano, si azzuffano, tengono a bada chi non gli piace e manifestano il loro stato d'animo con una prepotenza che farebbe impallidire anche i ciclidi centroamericani più grandi. Tutta questa "ignoranza", unita ad un notevolissimo istinto predatorio, coadiuvato anche dalla morfologia del corpo che li aiuta a fendere l'acqua come se fossero dei proiettili, li rende, purtroppo per loro, i classici pesci che, chi ha un pizzico di sadismo di troppo e pochissima etica nell'allevamento dei pesci d'acqua dolce, acquista il sabato pomeriggio, mette nel 50 litri insieme al pesce rosso e....mi fermo qua che è meglio.
    Giunto a questo punto vi dico, anche per esperienza personale, che allevare questi pesci nelle corrette condizioni, appaga cento, mille, diecimila volte di più di vederli costretti in vasche non idonee, alimentati in malo modo e senza un minimo di nascondigli, ed è questo il tipo di allevamento a cui intendo far riferimento quando parlo di Channa. Tutto il resto lo lascio al sadismo degli youtubers.
    Questo, oltre che essere un reato, è la cosa etologicamente, eticamente, ecologicamente più sbagliata che si possa fare con animali di questo genere.
    Se ci pensate un attimo si tratta di animali che vanno immediatamente in testa alla catena alimentare del biotopo nel quale sono inseriti, e sono talmente tanto adattabili che solo il nostro freddo invernale riesce a stroncare il disastro ambientale che possono comportare.
    Per alcune specie, come il Channa argus (un simpatico animaletto da un metro e mezzo), neanche l'inverno può nulla - resistono anche a 10° sotto lo zero - e, se si introduce una coppia in un bacino e questa ha la sfortuna di accoppiarsi, allora addio biodiversità dello specchio d'acqua. Dopo qualche anno tutto il bacino sarebbe invaso da questo pesce, facendo scomparire tutte le altre specie che vi si trovavano prima. La sconsideratezza tipica degli americani ha già fatto nel "nuovo" continente dei danni davvero seri e per combattere questo problema tra qualche anno arriverà la legge che vieterà l'import di Channa in Europa.
    Anche qua, commento del tutto personale, questo succede perchè le persone non fanno le cose nel modo giusto, senza nemmeno avere la decenza di informarsi prima di compiere un acquisto, anche se questo è di una decina di euro scarsi.
    ..Va bene, va bene, mi fermo qua e rimando tutto davanti ad un'altra birra.



    Channa gachua TH03/02, maschio
    Foto di Matteo Sacchettoni
    Esemplare di Marco Marsili

    Ok, siete arrivati fino a qua e non avete desistito, siete convinti che nella vostra fishroom ci debbano essere dei Channa.
    Benissimo, ora la domanda è: "siete pronti per ospitarli?"
    La risposta dettata dal "io voglio" è chiaramente affermativa, ma quello di cui difficilmente si tiene conto, oltre alla già citata potenziale pericolosità dell'animale sia in ambito ecologico che in ambito medico, è il fatto che questi animali crescono...e anche molto velocemente.
    Queste sono le trentaquattro specie di Channa descritte allo stato dell'arte. Da questo elenco mancano le specie in via di descrizione, ad esempio i Channa sp. "Assam" e quelle appena scoperte, che di giorno in giorno vanno sempre più aumentando:

    Channa amphibeus
    Channa argus
    Channa asiatica
    Channa aurantimaculata
    Channa bankanensis
    Channa baramensis
    Channa barca
    Channa bleheri
    Channa burmanica
    Channa cyanospilos
    Channa gachua
    Channa harcourtbutleri
    Channa lucius
    Channa maculata
    Channa marulioides
    Channa marulius
    Channa melanopterus
    Channa micropeltes
    Channa nox
    Channa orientalis
    Channa panaw
    Channa pleurophthalma
    Channa punctata
    Channa stewartii
    Channa striata

    Ora, chiaramente non tutte queste specie sono di uguale difficoltà di allevamento e molte di queste sono anche abbastanza semplici una volta entrati nell'ottica giusta, essendo sia innocue per l'uomo, sia di origini tropicali, quindi inadatte a diventare una specie alloctona del nostro stivale, mentre invece altre sono assolutamente da evitare. Non ho tempo e modo, nemmeno qua, di parlarvi di tutte queste specie perchè mi dilungherei troppo e non ho neanche le competenze per poterlo fare, poichè la mia esperienza si limita ad una sola specie. Ho riscontrato comunque che in associazione qualcosa si sta muovendo in tal senso e alcuni soci stanno facendo un buon lavoro con alcune delle suddette specie, il che mi fa ben sperare per il futuro.
    Come dicevo, ad ogni modo, tutte o quasi raggiungono dimensioni ragguardevoli e, giusto per darvi un'indirizzata a grandissime linee, per le specie più piccole - si parla comunque di circa una ventina di centimetri per pesce -, si parte comunque da una vasca di 120 cm di lato lungo, meglio ancora se 150.
    In vasche come quella citata è possibile allevare una coppia ben affiatata di Channa gachua TH03/02, o di Channa sp. "Assam", o di Channa bleheri, ma su queste siamo davvero al limite e sicuramente un 150 cm è da preferirsi.
    E voi a questo punto direte: "beh dai...pensavo peggio"...e invece no. Perchè come sempre avviene, o meglio dovrebbe avvenire, nel nostro hobby, detenere un animale singolo, senza riprodurlo, equivale a snaturare la sua stessa esistenza, visto che il pesce al contrario dell'essere umano più evoluto ha un solo fine: continuare la sua specie.
    Arriviamo quindi ad uno degli aspetti più belli di questo hobby, che se non tenuto bene in considerazione preventiva, può in questo caso diventare un vero e proprio incubo, come è capitato a me e a qualche altro mio amico acquariofilo. Il problema della riproduzione con i Channa sono i numeri: 150 piccoli alla volta minuziosamente curati e protetti dalla coppia genitrice fino a che non sono già quasi indistruttibili, fa si che con solo due riproduzioni all'anno voi sarete completamente sommersi da avannotti, che oltretutto crescono ad un ritmo impressionante.
    Questo non si traduce soltanto in una spesa non indifferente a cui dovrete far fronte, ma anche ad uno spazio quasi illimitato che questi pesci vi chiederanno, altrimenti saranno loro stessi a sbranare i fratelli più piccoli e addirittura a cibarsi della loro prole diventata ormai troppo grande per rimanere in vasca con i genitori.
    A questo punto voi dovrete già avere bene in mente dove questi pesci potranno trovare asilo, perchè poi all'atto pratico è difficile trovare 50 appassionati che prendano i pesci e allo stesso tempo assicurino loro una vita degna di questo nome. Avendo ben presente quello che può essere questo problema nel concreto, in AIB stiamo cercando di portare avanti un discorso di collaborazione anche con associazioni estere, cercando di formare appunto un ring di persone che possano sì scambiarsi dei pesci, ma anche fornire asilo all'esubero di subadulti che mi auguro avrete quando alleverete questi animali. Speriamo in uno dei prossimi bollettini di darvi buone notizie in tal senso.
    È finita qui quindi?
    ....nemmeno per sogno!
    Manca la cosa più importante: la formazione della coppia. Già, perchè se abbiamo detto che un esemplare singolo non va tenuto, è anche vero che a parte rarissimi casi, i Channidae non sono assolutamente pesci gregari, anzi, molto ma molto difficilmente accettano qualcuno al di fuori della compagna/del compagno nel proprio territorio; quindi è molto importante formare questo legame in tenera età, visto che da adulti gli acquari domestici non basterebbero a garantire l'incolumità di uno degli individui immessi contemporaneamente nella stessa vasca.
    A questo punto partiamo quindi dal presupposto che i Channa o si acquistano a coppie, oppure si acquista un gruppo di giovanili. Nel primo caso preparatevi a sborsare diversi eurini sonanti perchè difficilmente qualcuno si priva dello spettacolo che offre una coppia di Channa affiatata, nel secondo caso invece dovrete tenere conto che dei sei, massimo otto esemplari che riceverete/acquisterete, soltanto due rimarranno con voi, mentre per tutti gli altri dovrete trovare un'altra sistemazione definitiva.
    Oltre a questo c'è anche da pensare che prima di formare la coppia, i pesci si daranno battaglia, a volte anche provocandosi ferite serie, quindi è bene pensare anche a vasche di appoggio per gli esemplari da isolare.
    Un vascone grande per i piccoli in accrescimento e la futura coppia, più almeno altre due "vaschette" (almeno 50 litri ognuna) di appoggio, e mezza fishroom per i piccoli, oltre a numerosi contatti per piazzarli ad altri appassionati.
    Come vedete non è una passeggiata, come dicevo qualche riga sopra, però quando si entra nell'ottica poi non è più così drammatico. Voglio dire che sì sono specie che richiedono impegno, serietà e sensibilità verso i pesci e l'ambiente, ma allo stesso tempo non sono specie completamente fuori portata.
    Ehm..mamma...ho dei grilli in cantina... L'alimentazione è di primaria importanza con questi animali e non può non essere menzionata in un contesto in cui si parla di corretto allevamento.
    Partiamo da un presupposto: fosse per loro mangerebbero anche l'acqua. Non è raro infatti trovare Channa morti per occlusione intestinale provocata dall'ingerimento di ghiaino di piccole dimensioni o comunque di pezzi di plastica o altro materiale trovato in giro per la vasca. Fin dalla tenera età saranno sempre alla ricerca di cibo, e all'inizio è bene soddisfare questa richiesta anche più volte al giorno, ma con il passare del tempo la somministrazione del cibo va diradata, arrivando anche in alcuni casi ad una sola volta alla settimana, bilanciando bene le calorie, dato che è facile spappolare il fegato di questi animali con una alimentazione errata/troppo carente/troppo grassa, o addirittura sterilizzarli del tutto.
    A seconda della specie, ci saranno alimenti più o meno indicati. Sicuramente da evitare, vedi primo paragrafo, sono i pranzetti a base di vivo conditi con sadismo e ignoranza - lo so, mi sto ripetendo, ma è un punto importante-.
    Se avete a che fare con le specie più piccole potete pensare ad una coltura di lombrichi di terra magari allestendo ad hoc un piccolo compost in cui mettere bucce di frutta, e qualche scarto del pasto del giorno per alimentare i lombrichi, che poi alimentareanno a loro volta i Channa.
    Come da titolo del paragrafo, ottimi sono anche i grilli, anche se più difficili da allevare e sicuramente più scomodi per i genitori/coinquilini/compagni/compagne/mariti/mogli/figli/chipiùnehapiùnemetta.
    Infine, come sempre accade in quest'hobby riguardo l'alimentazione, più si varia, meglio è.


    Channa gachua TH03/02, avannotto di poche settimane
    Foto di Matteo Sacchettoni
    Esemplare di Marco Marsili

    Come un cane
    Ultima raccomandazione:
    Allestire una vasca per una coppia di Channa è un impegno davvero tosto, perchè, che lo vogliate o no, questi animali vivono una media di 10 anni - arriviamo anche a 40(!) per le specie più grandi -. Essi hanno una possessività legata al loro ambiente che mai gli consentirà di lasciare la loro casa senza conseguenze (la più facile è lo scioglimento della coppia e potete facilmente intuire che cosa significhi), quindi a conti fatti è come se vi prendeste un cane, o un gatto, o un qualunque animale domestico che non vedete come "tanto tra un anno muore, mi compro qualcos'altro", per cui, mi raccomando, quando li acquistate siate consapevoli di cosa state facendo.
    Siete arrivati incolumi fino a qua e volete comunque saperne di più?
    Sicuri sicuri?
    Allora proseguiamo con la parte prelibata dell'articolo.

    Di chi stiamo parlando?
    Come da titolo dell'articolo la specie di cui vi parlerò è il Channa gachua.
    Questa specie è quella - stando a quanto ne so io al momento in cui scrivo l'articolo - che comprende il maggior numero di popolazioni ritrovate e descritte. Si tratta sempre e comunque di Channa dalle dimensioni relativamente ridotte, dato che siamo sull'ordine dei 20, massimo 30 cm, a seconda della popolazione a cui si fa riferimento.
    Io ho avuto la fortuna di allevare dei Channa gachua con label di riferimento TH03/02, ed è di questi che vi parlerò e a cui mi riferirò nel proseguo di questo articolo.
    Innanzitutto vediamo di analizzare bene la label di cui vi ho parlato prima:
    Partiamo dalle cose facili, lo 02 finale indica l'anno di cattura del ceppo da cui derivano i pesci, ovvero il 2002. Per quanto riguarda invece la parte restante della label ho sentito pareri discordanti. C'è chi dice che quel TH sta per Thailand e il suffisso 03 ne indica in qualche modo una location di pesca precisa, c'è invece chi intende tutta la stringa TH03 come identificativo della location in cui sono stati ritrovati e pescati i primi pesci di questa specie.
    Se avrete un pò di pazienza appena ne saprò di più vi farò sapere tramite il nostro forum AIB. Sta di fatto che quando ci riferiamo a questi pesci è sempre bene non omettere niente, nemmeno l'anno di pesca. Quindi nel momento in cui avrete a che fare con loro non scordatevi che non sono Channa gachua qualsiasi, ma Channa gachua TH03/02


    Channa gachua TH03/02, avannotto di un mese
    Foto di Matteo Sacchettoni
    Esemplare di Marco Marsili

    Come sono fatti?
    Vediamo ora di descrivere la morfologia e il pattern di questi splendidi animali.
    Partiamo dal principio, ovvero dal primo stadio larvale, per poi man mano "seguire" i vari stadi di sviluppo fino alla livrea adulta.
    Gli avannotti di questa specie presentano un colore nero uniforme e per le primissime settimane rimarranno tali, frugando ovunque in cerca di cibo sotto gli occhi vigili del padre.
    Man mano che prendono confidenza con il mondo esterno e prendono i primi centimetri la livrea cambia radicalmente passando da un pattern completamente nero ad un molto meno anonimo giallo paglierino con una linea longitudinale che copre tutto il corpo, dal peduncolo caudale fino all'occhio.
    Da qui in poi iniziano ad accettare mangime anche più grande rispetto ai soli naupli d'artemia, e dopo circa due/tre settimane si passa all'ultimo stadio giovanile, ovvero un colore marroncino su tutto il corpo, abbandonando anche la striscia nera di cui sopra.
    A questo punto il pesce è completamente formato, sempre più indipendente e, man mano che passano i giorni, tende sempre più verso quello che sarà il suo aspetto definitivo, ovvero un pesce di lunghezza massima intorno ai 25 cm, con il corpo affusolato, a forma di missile, che gli permette anche grazie alla notevolissima muscolatura presente lungo tutto il corpo e a supporto delle pinne pettorali, di raggiungere le prede in pochi istanti, nonchè di eseguire notevolissimi balzi al di fuori dell'acqua. Il corpo, come potete notare dalle foto sparse in questo articolo, è di colore nero pece, soprattutto quando il pesce è nel pieno della sua forma, mentre tende come in molte altre specie a schiarirsi se sottoposto a stress, mostrando anche a volte dei retaggi del marroncino della livrea giovanile, accompagnato da alcune bande verticali lungo tutto il corpo.
    A questo nero pece però sono abbinati dei tocchi di colore molto intensi, presenti sulla bordatura di alcune delle pinne. Le ventrali, che in questa specie sono di dimensione ridotta, presentano una bordatura bianco latte, la caudale una bordatura più accentuata di colore arancione e la dorsale - la più bella secondo me - è di colore azzurro con il bordo arancio. Nell'insieme il pesce è di una armonia fuori dal comune, che già solo per la sola estetica merita un posto nelle vostre vasche. Un vero gioiello.
    Il dimorfismo sessuale e soprattutto le varie teorie che sono state fatte a riguardo mi hanno sempre lasciato un pò scettico. C'è infatti chi sostiene che si possa capire il sesso di esemplari adulti solamente guardando i primi raggi della pinna dorsale. C'è invece chi pensa che la differenza sia data dallo spessore del bordo arancione, sempre riferito alla dorsale. Personalmente ritengo che il modo migliore per stabilire il sesso dei Channa sia quello di prendere dei subadulti, far formare la coppia, e a quel punto una volta formata, dalle prima riproduzioni, si capisce qual'è è il maschio osservando chi si prende cura dei piccoli. Questo sicuramente è un metodo "vecchia scuola", ma ritengo sia davvero quello che non lascia spazio a dubbi di ogni sorta, anche perchè come ho detto all'inizio di questo articolo prendere un maschio e una femmina adulti e metterli nella stessa vasca equivale alla morte di uno dei due esemplari (quasi sempre la femmina), per cui diciamo che non è così rilevante capire il sesso a priori.
    Per quanto mi riguarda posso dire che dalla mia esperienza personale la femmina differisce dal maschio per le dimensioni più ridotte e per la presenza della bordatura arancio della dorsale molto più sottile. Chiaramente però non posso fare della mia esperienza la regola, per cui aspetto anche il parere di altri allevatori. Pero ora comunque per dovere di cronaca mi sembra giusto riportare anche le mie osservazioni.


    Channa gachua TH03/02, subadulto
    Foto di Alessandro Distefano
    Esemplare di Marco Marsili


    Come allevarli.
    Dopo questa presentazione veniamo al dunque, ovvero come allevare una coppia di esemplari di questa specie.
    La vasca come già detto va dimensionata per eccesso, anche se all'inizio avrete a che fare con un gruppetto di pesciolini di pochi centimetri.
    Diciamo che il minimo sindacale è 120 cm di lato lungo, ma molto meglio se questi 120 diventano 150, soprattutto se avrete a che fare con degli esemplari più turbolenti del normale.
    Già, perchè stando a quanto dice la letteratura in merito - pochissima per la verità -, questa dovrebbe essere una delle specie più mansuete, mentre la mia esperienza personale racconta tutt'altro, indi per cui vale la solita regola valida per quasi tutti gli altri labirintidi...ovvero che la regola la fa il singolo esemplare, non la specie.
    120 centimetri dunque. Vediamo come allestirli.
    Innanzitutto partendo dal basso, suggerirei senza ombra di dubbio del ghiaino di granulometria grossolana, ma rigorosamente scuro. Questi sono pesci schivi che per la maggior parte del tempo stanno bene se riparati da occhi indiscreti, senza protagonismi di alcun tipo, quindi un ambiente troppo luminoso a lungo andare rischia di farli diventare troppo irrequieti e di turbare l'equilibrio della coppia.
    Una volta posato il gravelit piantate un pratino di Riccia che si estende per tutta la superficie del fondo...e poi una volta immessi i pesci state a guardare l'apocalisse vegetale.
    Ovviamente sto scherzando, ma era per farvi capire che le piante con questi pesci hanno vita dura. Non perchè siano vegetariani e quindi mangino le foglie, ma perchè se queste non sono ben ancorate al substrato verranno inevitabilmente sradicate e le troverete galleggianti in pochissime ore.
    C'è poco da fare...per quanto voi creerete un layout che vi appaghi, se questo non aggrada i Channa state pur certi che quando diventati adulti ci penseranno loro ad arredare per benino la loro casa. Io opterei a questo proposito per delle piante epifite da legare sui tronchi o comunque su altri appigli presenti in vasca, lasciando il fondo praticamente nudo, a meno di non avere delle piante radicate da tempo e quindi ben ancorate. Per le epifite la scelta è ampia, potete spaziare dalle varie Microsorium, ai muschi, alle Anubias, per finire sempre e comunque con il sempre amato Ceratophyllum.


    Channa gachua TH03/02, coppia
    Foto di Matteo Sacchettoni
    Esemplare di Marco Marsili


    In riferimento a quanto detto prima in merito alla luce che va in qualche modo schermata, sicuramente fanno un ottimo lavoro anche le galleggianti, come la Pistia, Salvinia, Lemna ed Eichornia, anche se per quest'ultima è necessaria forse troppa luce di quanta ne gradiscano i Channa. Comunque sta a voi arredare al meglio la vasca con la combinazione che preferite tra le piante che ho nominato. Lasciate assolutamente perdere fertilizzanti in colonna ( ovviamente anche quelli sul fondo, visto che abbiamo detto di lasciarlo nudo con il solo ghiaino scuro) e/o fertilizzazioni con co2. Sono assolutamente superflui visto che i pesci produrranno così tanto azoto da essere sufficiente a concimare una foresta e ben presto vedrete le vostre piante esplodere, con grande gioia vostra e dei pesci, che avranno sempre più posti in cui nascondersi e trovare pace e/o rifugio in ogni momento della giornata.
    I rifugi, appunto, sono essenziali per la vita "coniugale" dei Channa, perchè può benissimo capitare anche a loro di avere delle "crisi di coppia" e potrete vedere il maschio rincorrere la femmina o viceversa (anche se molto meno probabile). In fase di allestimento dunque, è bene prevedere già dall'inizio alcuni schermi e alcune tane per il malcapitato di turno, che deve avere sempre la possibilità di rifugiarsi nel suo antro preferito. Vista la morfologia dell'animale dei grossi tubi in pvc posati sul fondo possono andare benissimo, così come dei vasi di terracotta messi in orizzontale, oppure delle vere e proprie cataste di legna con cui arredare la vasca.
    Della luce non parliamo nemmeno in quanto potete sbizzarrirvi come vi pare, qualsiasi gradazione kelvin sarà ben accetta, ma occhio che se andate troppo in alto rischiate una vasca piena di alghe con tutto quell'azoto che i pesci produrranno. L'importante è che la luce non sia troppo forte.
    Bene...abbiamo detto del fondo, delle piante, dei legni, dei nascondigli, abbiamo detto due parole sulla luce...abbiamo detto tutto...
    E invece no!!!
    Manca la cosa più importante, ovvero il coperchio! Le principali cause di morte di questi animali sono due: o si ammazzano a vicenda, oppure vengono ritrovati sul pavimento. Sono saltatori eccellenti e riescono a calcolare benissimo l'angolazione di salto per passare dal più piccolo spiraglio. Quindi mi raccomando coprite molto bene la vasca e assicuratevi che il coperchio sia ben saldo. Infatti è anche possibile che questi animali cerchino la via di fuga colpendo loro stessi il coperchio, eseguendo dei salti a tutta velocità, e a quel punto se riescono ad aprire la vasca potete anche invitarli a sedersi a tavola con voi per pranzo.
    Parliamo adesso della tecnica associata alla vasca, ovvero a che tipo di filtro associargli e come mantenere la giusta temperatura.
    I Channa gachua TH03/02, come tutti gli altri Channa, sono pesci che amano la tranquillità, e pertanto non gradiscono una forte corrente.
    Per esperienza personale vi posso dire che non gradiscono nemmeno il rumore provocato dalle bolle del filtro ad aria, per cui la migliore soluzione, secondo il mio modestissimo parere, è un filtro ad Amburgo con una pompa tarata sui l/h corretti in relazione alle dimensioni della vasca (a riguardo in rete trovate numerosi articoli, anche se purtroppo pochi in lingua italiana). Anche con questo tipo di filtro, però, la corrente in vasca deve essere molto lieve, e con tutte le deiezioni dei pesci, inizialmente potrebbe non essere sufficiente a smaltire tutto l'azoto prodotto. Per questo motivo è bene inserire molte piante fin dall'inizio così da aiutare il filtro anche in questo senso.
    Capitolo temperatura
    Sono pesci tropicali, per cui è bene non andare sotto i 20°, ma in ogni caso è un bene sia per loro, ma anche per voi, che essi sentano lo sbalzo di temperatura stagionale, passando dai 20/22° invernali, agli inevitabili - a meno di sistemi di refrigerazione assolutamente fuori mercato - 30° estivi, comunque ben sopportati.
    Ho scritto che è un bene anche per voi perchè con lo sbalzo termico tenete a freno quelli che sono gli istinti riproduttivi di questa specie e i conseguenti problemi di sovraffollamento di avannotti e subadulti di cui abbiamo parlato nella parte iniziale di questo articolo.
    Due parole di numero infine sulla chimica dell'acqua.
    Sono animali talmente tanto adattabili e resistenti che non si fanno troppi problemi se avete un grado in più o in meno di gh, nè un decimo in più o in meno di ph. L'importante è rimanere su valori medi e soprattutto stabili, quindi un ph intorno al 7 e una conducibilità compresa tra 250 e 350 microsiemens.
    Per quanto riguarda invece i cambi d'acqua, se potete, in relazione ovviamente alla qualità di quest'ultima, fateli il meno possibile, perchè già solo il tubo che entra per il cambio e il conseguente, anche se minimo, cambiamento dell'acqua a seguito di questo, potrebbe destabilizzare l'armonia della coppia o l'umore di uno dei due animali. Anche in questo caso ovviamente una ricca piantumazione ci viene d'aiuto, smaltendo no3 e po4 in eccesso, consentendoci di arrivare anche ad un solo cambio d'acqua del 30% al mese.
    Ultimissima considerazione: il posizionamento della vasca.
    Come ho già detto sono pesci schivi, che stanno bene quando viene loro permesso di farsi i fatti propri e non vengono disturbati troppo. Per questo motivo è bene evitare le stanze in cui c'è troppo chiasso o con un viavai di persone continuo, e soprattutto evitare accuratamente di mettere la vasca in un posto in cui bambini o animali vari vadano in continuazione a curiosare e/o a battere sui vetri.


    Channa gachua TH03/02, femmina
    Foto di Matteo Sacchettoni
    Esemplare di Marco Marsili

    Alimentazione.
    Qua mi viene quasi da ridere...sono praticamente delle fogne, e come detto potrebbero anche mangiarsi il gravelit troppo piccolo, scambiandolo per granulare.
    Questo aspetto, che solitamente è tanto trascurato vista la grande disponibilità di cibo secco e in granuli che c'è per tutti gli altri pesci, diventa centrale per l'allevamento dei Channa.
    Ho già dato qualche cenno in uno dei paragrafi introduttivi, quindi non sto a ripetermi.
    Per questa determinata specie è importante non esagerare con i grassi, evitare il più possibile il granulare, evitare completamente il fioccato e bilanciare al meglio la dieta settimanale introducendo anche dei periodi di digiuno.
    Andiamo a vedere nel dettaglio come alimentarli, anche qua partendo dalle prime fasi di vita fino ad arrivare all'età adulta
    Appena nati e fino a che non diventeranno adulti, sono pesci che hanno una sola idea quando si svegliano la mattina, e hanno una sola idea quando vanno a dormire la sera: mangiare.
    Hanno un metabolismo che va più veloce di Rossi sulla Yamaha e bruciano in pochissimo tempo tutto quello che hanno mangiato. Appena escono dalla bocca del padre (piccola anticipazione(!)) sono già in grado di mangiare naupli d'artemia e qualsiasi altra cosa che abbia le stesse dimensioni o anche più piccola, quindi anche piccole dafnie e moine volendo sono ben accette.
    Man mano che crescono, già dopo la fase in cui presentano la livrea giallo paglierino, iniziano a mangiare il surgelato, e questo qua è il punto in cui li vedrete crescere di qualche millimetro al giorno e ben presto vi renderete conto di quanto sia difficile gestire un così gran numero di avannotti.
    Sempre nello stesso periodo iniziano i primi episodi (non rari purtroppo) di cannibalismo. Infatti come per molti altri pesci che presentano un gran numero di avannotti la crescita di questi ultimi non è uniforme, e potreste trovarvi ad avere il più grande lungo più del doppio del più piccolo. A quel punto basta che quest'ultimo sia abbastanza minuto da entrare nella bocca del primo e il gioco è fatto.
    Questi episodi andrebbero evitati non solo per un discorso etico - in natura è vero che accade, ma in natura il tutto è affidato al caso, che per forza di cose tra 5 vetri si trasforma in certezza - ma anche da un punto di vista di salute dell'animale. Infatti mangiarsi un fratello potrebbe portare alla morte del pesce, viste comunque le dimensioni troppo grandi del pasto.
    Quando i pesci sono arrivati ad una dimensione media di 12/15 cm è bene diradare il numero dei pasti e la quantità di cibo associata a ciscuno di essi. I pesci sono ormai troppo grandi per mangiare soltanto surgelato ed è ora che si passi alla parte più difficile dell'allevamento.
    Il cibo secco in questo caso non aiuta troppo, infatti può costituire uno dei due, massimo tre, pasti settimanali, ma sicuramente i pesci vi ringrazieranno se deciderete di riporre il barattolo nello scaffale delle cose scadute.
    Da questo momento in poi è il vivo la vera arma segreta per allevare questi pesci. Il problema però è che il vivo "classico" è comunque troppo piccolo, per cui non possiamo fare affidamento per esempio sui classici bloodworms, tubifex, chironomus e via dicendo...dobbiamo pensare a qualcosa che sia allo stesso tempo poco grasso e di grandi dimensioni.
    Fanno al caso nostro i vermi di terra, che sono ricchi di calcio, e i grilli. Chiaramente come detto non è il sogno di ogni convivente vedere che voi allevate grilli che friniscono ad ogni minuto uccidendo il sacro silenzio che c'era prima del loro arrivo, nè vedere che il vostro hobby preferito vi fa tenere le mani in un compost pieno di lombrichi.
    Sta a voi a questo punto decidere se fare il grande passo o meno, ma sappiate che senza cibo vivo è meglio che i Channa ve li scordiate, fino a che non sarete in grado di provvedere ad una giusta alimentazione per questi pesci. Le alternative possono anche esserci, per carità, ad esempio potete andare a salvarvi in corner con dei gamberetti o delle vongole scongelati...ma questo a lungo andare provoca dei deficit nell'animale che potrebbero anche essergli fatali.
    Evitiamo assolutamente camole del miele e solo saltuariamente somministriamo camole della farina.
    Quindi mi raccomando: vivo e non troppo, nè troppo grasso!


    Compost per lombrichi con banane allestito dall'autore
    Foto di Marco Marsili
    Esemplare di Marco Marsili


    Riproduzione Sicuramente il punto più amato di ogni acquariofilo che si rispetti.
    Anche qua non sto a ripetermi sulle problematiche riguardo il sovraffollamento con cui vi ho già abbondantemente annoiato, per cui descriverò soltanto la strategia riproduttiva di questi pesci.
    Dopo qualche mese che state allevando sei esemplari di Channa gachua TH03/02 nella vostra bella vasca arredata di tutto punto vi accorgerete un bel giorno che qualcosa è cambiato: quattro esemplari sono rintanati in un angolo tutti scoloriti mentre altri due spadroneggiano per tutta la vasca.
    Se vedete le brutte, per i poveri quattro superstiti è decisamente arrivato il momento di togliere le tende e cambiare vasca, altrimenti se questa è allestita bene e vedete che la situaione è tutto sommato tollerabile, potete lasciare lì gli esemplari rimasti ancora per qualche giorno/ora, in modo che la coppia appena formatasi si affiati sempre di più. Chiaramente questi sono momenti delicati, per cui è quasi impossibile dare delle linee guida...dovete essere bravi voi ad interpretare il comportamento dei pesci e accorgervi che qualcosa potrebbe andare storto. A quel punto ovviamente, come detto, correte subito ai ripari utilizzando le altre vasche di appoggio di cui abbiamo già parlato.
    Siamo quindi arrivati al punto di avere una coppia. Bene...adesso tutto quello che ci rimane è aspettare, perchè sicuramente i due esemplari, soprattutto in giovane età, non tarderanno a riprodursi. Si tratta di una specie di incubatore orale paterno, in cui le uova, dopo che sono state espulse dalla femmina e fecondate dal maschio nel classico abbraccio tipico dei labirintidi, che avviene come al solito a pelo d'acqua, vengono trattenute in bocca da quest'ultimo dai 3 ai 5 giorni, periodo in cui le uova si schiudono e le larve iniziano ad assorbire il sacco vitellino per prepararsi al nuoto libero.
    Durante il periodo della cova il maschio resta quasi immobile a pelo d'acqua ruminando le uova in continuazione, probabilmente per ossigenarle al meglio, mentre la femmina diventa un vero e proprio killer spietato. Se a questo punto ci fossero ancora dei compagni di vasca, è decisamente il momento di provvedere alla loro salvaguardia. È la femmina infatti che si occupa di difendere il territorio al centro del quale si trova il maschio intento a covare le preziose uova.
    Una curiosità interessante che non ho avuto modo di verificare: si dice che la femmina possa produrre quelle che vengono chiamate "feeding eggs" ovvero delle uova non fecondate, che hanno il fine di nutrire il maschio nel periodo di cova e quindi di digiuno ad essa associato. Qust'ultimo infatti sarebbe capace di distinguere le "feeding eggs" dalle uova che invece sono state fecondate, riuscendo in qualche modo a nutrirsi selettivamente soltanto delle prime.
    Sempre tramite feeding eggs la femmina aiuterebbe i piccoli nei primi giorni di nuoto in cui come detto il fabbisogno nutrizionale è al massimo.
    Ripeto, non ho potuto verificare questa cosa, ma mi sembra una curiosità interessante da riportare.
    Eravamo rimasti al maschio che incubava. Bene, dopo 5 giorni se tutto è andato bene sputerà le larve che finiranno di assorbire il sacco vitellino. Da questo momento in poi la femmina, così come nessun altro essere vivente, purtroppo non verrà più tollerata nel terrotorio del maschio e dei piccoli, per cui è bene stare molto attenti e qui diventano essenziali i rifugi di cui abbiamo parlato in precedenza.

    La mia esperienza A conclusione di questo articolo, come è mia consuetudine fare, volevo raccontarvi la mia esperienza di allevamento, così da farvi vedere gli errori fatti (e qua ce ne sono stati tanti) e gli accorgimenti presi, in modo da darvi davvero un 360° completo su questa specie.
    Era un pomerigio di Settembre 2010 quando un ragazzo tedesco si impegnava a rinchiudere in contenitori per yogurt con il tappo forato e poca acqua quelli che sarebbero diventati i primi esemplari di Channa gachua TH03/02 arrivati in Italia.
    A quel tempo ancora non sapevo assolutamente che cosa fosse un Channa e ho sentito tutta la storia che sto per raccontarvi da un mio amico che mi ha poi ceduto i suoi esemplari in esubero. In sostanza lui e un altro noto acquariofilo Italiano si erano messi d'accordo con un socio IGL, tramite il loro forum, per far arrivare i Channa in Italia. Oltre al modo del tutto singolare con cui questi pesci sono stati trasportati dalla Germania fino al nostro paese c'è anche da dire che fu una vera e propria combinazione di coincidenze fortuite secondo le quali un amico del socio tedesco faceva car sharing fino a Bolzano, se non ricordo male, o comunque una città a nord del nostro stivale, e da lì ancora tramite car sharing i vasetti di yogurt contenenti i Channa sono arrivati a destinazione.
    Passate le prime settimane di ambientamento nelle vasche al nord, i pesci stavano benone e il mio amico si fece diverse centinaia di chilometri per andarli a prendere di persona. Fatto sta che agli inizi dell'inverno del 2011 sei esemplari di Channa gachua TH03/02 nuotavano a pochi minuti di macchina da casa mia. Inutile dire che la curiosità era tanta e feci nel corso dei mesi più di una visita al mio amico rimanendo sempre più affascinato da quei pesci dalla strana forma e dal comportamento così particolare.
    Sembravano infatti crescere ad un ritmo impressionante, complice anche il fatto che io li vedevo a distanza di qualche giorno di volta in volta, e man mano che il tempo passava diventavano sempre più aggressivi ed intolleranti gli uni con gli altri.
    Non ci volle poi molto perchè mi offrissi di ospitare i quattro eventuali rimasti dalla formazione della coppia nelle mie vasche, e fu così che dopo qualche altro mese, agli inizi di giugno 2011 si formò la prima coppia, con il maschio che come previsto mandò all'aria le prime covate e la femmina che intanto scacciava gli altri quattro con sempre più decisione.


    Channa gachua TH03/02, particolare della femmina
    Foto di Matteo Sacchettoni
    Esemplare di Marco Marsili


    A quel punto, se avessi avuto una vasca subito disponibile li avrei presi in un battibaleno, ma la sfortuna volle che soltanto pochi giorni prima avevo iniziato una ristrutturazione nella fishroom e stavo passando tutto in uno stanzino di casa mia, per la gioia di mia madre che non vedeva l'ora di veder sparire tutte le mie cianfrusaglie da ogni angolo della casa. Il problema però fu che la ditta a cui avevo ordinato la scaffalatura per mettere le vasche ritardò la consegna, e mi lasciò quindi "a piedi" per diverse settimane.
    Nel frattempo la situazione nella fishroom del mio amico era diventata davvero insostenibile, la coppia era ormai affiatata più che mai, e gli altri non avevano scampo, faticando anche solo per arrivare a cibarsi durante la somministrazione dei pasti.
    A questo punto, come si dice...a mali estremi, estremi rimedi. Avevamo da poco comprato sia io che lui delle vasche nuove di zecca, e proprio una di queste era poggiata in terra, nella cantina che lui adibiva quel tempo a fishroom. Abbiamo riempito la vasca (era se non ricordo male un 90x45 cm di base con 45 cm di altezza) con pochi cm d'acqua, lasciando il fondo nudo, senza praticamente arredi, fatta eccezione per qualche grosso tubo di pvc e qualche legno. Poi abbiamo richiuso la vasca originariamente senza coperchio, con un cartone, e messo sopra ad esso, come peso per fissare bene la copertura, una vecchia sedia di legno.
    Come potete vedere non si tratta di acquariofilia...ma di pura improvvisazione. E questo già vi fa capire quanto sia importante PREVENIRE certi tipi di situazioni, essendo preparati a cosa si va incontro, cosa che nè io nè il mio amico eravamo.
    In quella vasca i quattro pesci dovevano passarci soltanto qualche giorno, e invece ci passarono quasi un mese, perchè la struttura proprio non voleva saperne di arrivare. In quella vasca, senza luce diretta, senza arredi, senza cure, i pesci venivano alimentati a giorni alterni con dei latterini e qualche lombrico, ma non presentavano segni di malessere. Ancora mi ricordo che per controllarli ci stendevamo sul pavimento umido della cantina cercando di vedere ogni piccola imperfezione nelle scaglie, pinne e comportamento...preoccupatissimi che qualcosa potesse andare storto.
    Un bel giorno giunse la telefonata tanto attesa: la scaffalatura era arrivata e potevo andare a ritirarla.
    La sera stessa andai dal mio amico a comunicargli il lieto evento. Notavo con piacere che la loro coppia stava portando avanti la covata e che i piccoli erano già belli cresciuti. A quel punto, e mi emoziono ancora un pò a ricordarlo tanto che mi viene quasi da ridere mentre lo scrivo, alzammo il cartone che faceva da coperchio alla vasca in terra. Quello che vedemmo fu un angolo "nero" con uno degli esemplari immobile a pelo d'acqua, un altro esemplare più piccolo che pattugliava la zona circostante, e altri due che se la passavano poco bene, rintanati nell'angolo opposto della vasca.


    Channa gachua TH03/02, particolare del maschio
    Foto di Matteo Sacchettoni
    Esemplare di Marco Marsili

    Non riporto per pudore le esclamazioni che ne sono seguite, fatto sta che osservando meglio capimmo effettivamente che quanto visto non era un sogno: si era formata un'altra coppia e si erano riprodotti in quella vasca.
    Quello che c'è di eccezionale è la forza di adattamento di questi animali che in condizioni apparentemente estreme hanno ben pensato di continuare la specie.
    Ancora ricordo che una volta sparita l'euforia iniziale, ci fu un attimo di gioia incondizionata, seguito però ad uno di sgomento. Infatti a quel punto le vasche di appoggio erano finite e non avrebbe avuto più senso per me prendere tutti e quattro gli esemplari. Ci accordammo quindi sul fatto che avrei preso io la nuova coppia, lasciando al mio amico gli ultimi due esemplari rimasti spaiati, il prima possibile.
    Si trattava di 24 ore per allestire la mia vasca e farla partire con un filtro già maturo, roba da poco, ma purtroppo non fu sufficiente. La femmina uccise uno dei due esemplari di troppo e ne ridusse uno in fin di vita, che fortunatamente fu spostato dal mio amico in tempo in un'altra "bacinella di fortuna".
    A quel punto, non essendoci più nessuna fretta abbiamo deciso di lasciare i piccoli con i genitori fino a che non fossero svezzati abbastanza da sopportare il cambio vasca e ad Agosto 2011 arrivarono tutti a casa mia. Mamma, papà e una cinquantina di piccoli.
    Il cambio vasca non fu indolore, e qualche piccolo esemplare non fu più riconosciuto come figlio, venendo cannibalizzato. Per cui qua sicuramente abbiamo fatto un altro errore, ovvero una volta che la coppia è formata, mai cambiare la vasca. In assoluto mai.
    Nel corso delle settimane i piccoli rimasti sono cresciuti bene ma mi sono trovato poi impreparato nel piazzare i pesci, andando addirittura a regalare i subadulti che non sapevo dove mettere.
    Oltretutto mi accorsi quasi subito che la vasca non era abbastanza piantumata e non correttamente allestita. Avevo infatti posto tre vasi di terracotta su un gravelit troppo piccolo di colore nero e avevo piantato degli steli di Egeria qua e là, lasciando a della Pistia e Lemna il compito di copertura superificiale.
    Davvero poca roba per un maschio che nel corso del tempo quasi divenne grande il doppio della femmina, che non trovava abbastanza ripari. Inserii quindi ulteriori legni, a creare uno spesso schermo visivo, e dei rametti di Ceratophyllum che diventò ben presto una foresta. Dell'Egeria invece dopo qualche giorno non ci fu più traccia.
    Sfortunatamente questo non bastò a calmare gli animi e la coppia dopo aver provato un altro paio di volte la riproduzione, senza successo, scoppiò definitivamente. Il maschio uccise la femmina agli inizi del 2012, dopo una convivenza molto travagliata. Ancora oggi lui nuota nelle mie vasche e spero mi tenga compagnia ancora molti anni a ricordarmi tutti gli sbagli fatti. Il dispiacere più grande è quello di sapere di non poter più offrirgli una compagna, essendo lui troppo grande e aggressivo per una qualsiasi convivenza.
    Purtroppo la cultura associata a questi pesci è davvero poca, soprattutto qua da noi, e ho potuto constatarlo con i miei occhi, visti gli errori che ho commesso io in primis e poi in cascata anche molti altri, tanto che ad oggi, anche se all'inizio eravamo sommersi di avannotti, di Channa TH03/02 in Italia non mi risulta ce ne siano più, fatta eccezione per una coppia formatasi da un gruppo di subadulti che ho donato io in occasione dell'AcquaBeach 2011 ad un socio AIB che ringrazio e saluto ancora di cuore.
    Arrivato a questo punto spero di avervi incuriosito nel modo giusto, ovvero di avervi fatto porre delle domande riguardo a questi pesci che sicuramente valgono la pena di essere allevati. Ovviamente però bisogna saperci fare ed essere pronti ad ogni evenienza. Speriamo di fare un buon lavoro con questi animali in associazione andando sempre più a migliorare quella che è la conoscenza e il corretto allevamento che gravita intorno ad essi.
    Commenti 2 Commenti
    1. L'avatar di MarZissimo
      MarZissimo -
      Che bello non è andato perso!

      Grazie Roby!
    1. L'avatar di Roberto Silverii
      Roberto Silverii -
      Impossibile perdere una perla del genere!