• Alla scoperta del genere Betta: incubatori orali e costruttori di nido a confronto

    di Roberto Silverii e Matteo Grassi (Associazione Italiana Betta)
    articolo pubblicato su “Il mio Acquario” n° 170-171

    Nell’immaginario collettivo di tutti gli acquariofili la parola “Betta” è da sempre accostata all’immagine del “pesce combattente” dalle lunghe e fluenti pinne colorate; non tutti sanno che in realtà il genere Betta comprende ben 55 specie diverse, molte delle quali profondamente diverse le une dalle altre, non solo per l’aspetto ma anche per la loro biologia.
    Essendo questo “genus” oggetto di continui studi e scoperte, che portano alla riclassificazione di alcune sottospecie come specie a se stanti (e viceversa), il numero di specieè destinato a cambiare nel tempo.L’attuale classificazione però prevede due metodi per raggruppare queste numerose specie secondo caratteristiche comuni .
    Il primo metodo, quello della divisione in “complessi” o complex, non ha valenza filogenetica ed è stato introdotto più che altro per fini didattico-conservativi delle specie minacciate di estinzione.
    Il complesso ha lo stesso nome della specie presa come modello e riunisce tutte le specie con caratteristiche simili.
    L’attuale divisione in del genere Betta prevede 11 complessi:

    • Akarensis Complex: akarensis, aurigans, balunga, chini, ibanorum, pinguis, obscura
    • Albimarginata Complex: albimarginata, channoides
    • Anabatoides Complex: anabatoides
    • Bellica Complex: bellica, simorum
    • Coccina Complex: brownorum, burdigala, coccina, livida, miniopinna, persephone, tussyae, rutilans
    • Foerschi Complex: foerschi, rubra, strohi
    • Picta Complex: falx, picta, pallida, simplex, taeniata
    • Pugnax Complex: breviobesus, cracens, enisae, fusca, lehi, prima, pugnax, pulchra, schalleri, stigmosus, rajan
    • Splendens Complex: imbellis, smaragdina, splendens, stiktos
    • Unimaculata Complex: gladiator, macrostoma, pallifina, patoti, ocellata, unimaculata
    • Waseri Complex: chloropharynx, hipposideros, pi, renata, spilotogena, tomi, waseri

    Alcune sottospecie e popolazioni (come il meraviglioso Betta sp. “Mahachai”) rimangono estromesse da questa classificazione in quanto non si è ancora stabilito se costituiscano una specie a sé stante.
    Il secondo metodo prevede la suddivisione delle 55 specie in due grossi gruppi, a seconda della loro strategia riproduttiva: i Betta “costruttori di nido” ed i Betta “incubatori orali”. Queste specie infatti, seppur affini, hanno sviluppato strategie riproduttive estremamente diverse.

    I costruttori di nido
    I Betta che costruiscono il nido di bolle, come il ben noto Betta splendens, abitano pozze, ruscelli, canali e risaie, ambienti caratterizzati da una colonna d’acqua molto bassa, da una vegetazione estremamente folta e da un limitato o assente movimento superficiale.
    La riproduzione è basata su un nido costruito dal maschio, generalmente sulla superficie dell’acqua o sotto foglie di piante galleggianti, composto prelevando aria atmosferica con la bocca e producendo piccole bolledalla parete adesiva grazie a saliva prodotta da una particolare ghiandola presente nell’apparato buccale.
    Questa particolare caratteristica permette alle bolle di formare il nido senza disperdersi e al maschio di Betta di ancorare le uova al nido, dove resteranno letteralmente appese anche le larve, dopo l a schiusa
    Infatti nei primi giorni di vita, le larve di questi Betta non sono in grado di nuotare normalmente, ma riescono solo a percorrere brevissimi tragitti in linea verticale. E’ compito del padre riportare le larve nel nido qualora “cadessero” verso il fondo, per far sì che, paradossalmente per un pesce, non possano annegare e consumino il sacco vitellino fino al momento in cui sono pronte per nuotare.

    Gli incubatori orali
    Questo secondo gruppo di specie, numericamente prevalente, popola acque più profonde e movimentate, ambienti a volte totalmente differenti tra loro per caratteristiche chimico-fisiche: dalle acqua azzurre, limpide ed alcaline dei laghi dove fu rinvenuto Betta simplex alle pozze di acqua nera, tenera ed acida dove vivono i Betta albimaginata ed i Betta channoides a veri e propri fiumi.
    La riproduzione di questi pesci avviene tramite il classico abbraccio degli anabantidi, con il rilascio di uova e di gameti maschili durante l’estasi, subito dopo il maschio raccoglie le uova nella sua pinna anale, che durante l’abbraccio assume una posizione concava, dove si completa la fecondazione e possono essere più agevolmente raccolte. In questa prima fase l’unica differenza con i costruttori di nido è che l’abbraccio non avviene direttamente sotto la superficie dell’acqua, ma sul fondo.Le uova vengono raccolte da entrambi i genitori, con leggere varianti tra specie e specie, in molti casi la femmina le sputa poi delicatamente in direzione del maschio, che le raccoglie tutte nella sua bocca.
    Una particolare membrana elastica, tra le due branche della mandibola, permette a queste specie di aumentare il volume della cavità orale per contenere le uova. Terminato l’accoppiamento, il maschio si apparta in un luogo protetto dove passerà i successivi 10-25 giorni (a seconda della specie) ad incubare, nel completo digiuno, prima le uova e poi i piccoli ancora dotati di sacco vitellino, che verranno rilasciati alcuni giorni dopo, già in grado di nuotare e pienamente autosufficienti.
    L’importante differenza con il primo gruppo è proprio nella differente strategia riproduttiva derivata dall’evoluzione delle specie: gli incubatori orali producono un numero sensibilmente inferiore di uova, qualche decina invece di centinaia, ma rilasciano avannotti già in grado di nuotare e nutrirsi alla perfezione.
    Addirittura in alcune specie, è stata osservata la produzione di due diversi tipi di uova, uno dei quali, non fertile, più piccolo e di colore più intenso, che viene ingoiato dal maschio come nutrimento durante il lungo periodo di incubazione.
    L’ambiente ha ovviamente giocato un ruolo fondamentale, se non esclusivo, nell’evoluzione: provate a pensare ad un uovo o un avannotto che cadono dal nido di bolle in un lago profondo 3 metri, invece che in una risaia di poche decine di centimetri…



    L’eccezione
    Le specie del Coccina complex sono chiamate “costruttori di nido sommerso” e presentano caratteristiche intermedie ai due gruppi già descritti: costruiscono un piccolo nido di bolle lontano dalla superficie, in piccoli anfratti e cavità creati dalla vegetazione, da pietre o tronchi sommersi; inoltre le loro uova, sono di dimensioni maggiori e di numero inferiore rispetto ai costruttori di nido. Si tratta all'apparenza di una sorta di anello di congiunzione tra i due percorsi evolutivi che è giunto fino ai nostri giorni.

    Un piccolo e coloratissimo incubatore orale: Betta channoides
    B. channoides, originario della regione del Kalimatan, in Indonesia, è tra le specie più piccole e colorate di Betta: non supera i 4-5 cm di lunghezza e la forma del suo corpo ricorda quello dei “pesci testa di serpente”, i grandi Channa, da cui prende il nome.
    La livrea nel maschio è caratterizzata da un colore che varia dal rosso mattone al rosso porpora, a seconda delle popolazioni che vivono in diversi areali, con bordature esterne di colore nero e bianco nella pinna anale e caudale, mentre nella pinna dorsale e nelle ventrali è presente solo il bordo esterno bianco.
    La femmina presenta colori più spenti, il corpo grigio-marrone è percorso da una o due bande orizzontali più scure, le pinne sono incolori; il cambiamento di livrea nella femmine è pero davvero sconvolgente prima e durante l’accoppiamento: le pinne si colorano di rosso mattone, il corpo diventa più scuro, percorso da diverse bande verticali chiare ed appaiono riflessi verde-smeraldo sugli opercoli branchiali.
    Il loro ambiente naturale è costituito da acquitrini all’interno della foresta tropicale, con acqua scura, tenera ed acida, il fondale basso è solitamente ricoperto di foglie cadute, le radici ed i rami degli alberi offrono nascondigli alla fauna acquatica.

    La mia esperienza con i Betta channoides
    Sono entrato in possesso di una coppia di Betta channoides “Melak” (dal nome dell'areale di provenienza) lo scorso anno; per loro ho scelto volutamente una vasca lunga e larga, ma con una colonna d’acqua piuttosto bassa e un volume complessivo ridotto a circa 30 litri.
    L’allestimento è stato fatto con un ghiaino medio-piccolo di colore marrone ricoperto poi di foglie di quercia e Terminalia catappa, una radice centrale sulla quale ho ancorato della Vesicularia dubyana, alcune Cryptocoryne sp., degli steli di Ceratophyllum sp. lasciati a galleggiare insieme a Lemna minor e Pistia stratiotes.
    Il filtraggio della vasca è stato affidato ad un filtro meccanico, che crea pochissima turbolenza in acqua e non ho inserito alcun riscaldatore, in quanto anche durante l’inverno la temperatura della stanza non scende mai sotto i 20-21°C. Come molti incubatori orali, i Betta channoides hanno una tolleranza alle basse temperature maggiore dei costruttori di nido ed il loro optimum di temperatura varia tra i 20 ed i 25°C.
    Dopo aver riempito la vasca con acqua di osmosi al 50% ho registrato in vasca i seguenti valori: pH 6; KH 5°; GH 10°;
    Nitriti e nitrati 0mg/l; Conducibilità circa 400µS.
    In letteratura ci sono poche informazioni sui Betta channoides, e quelle che ci sono riguardano in modo particolare la popolazione “Pampang”, rivenuta a est della zona di origine di questi Betta. Chi li ha allevati consiglia una aggiunta di Ferro nell’acqua, senza la quale i Betta channoides “Pampang” diventano molto suscettibili alle malattie con conseguenze anche letali.Ho quindi aggiunto del ferro (tramite pasticche fertilizzanti per piante d’acquario) in vasca fino ad ottenere una concentrazione di 0,6-0,7 mg/litro, cosa che, a mio avviso, ha enormemente giovato alla coppia.

    L’alimentazione di questi pesci, che pur essendo allevati e riprodotti in cattività mantengono una parentela molto prossima agli esemplari selvatici, deve essere quanto più naturale possibile, ho così evitato i cibo confezionati, alimentandoli esclusivamente con cibo surgelato (chironomus rosso, bianco e nero, Artemia salina) e vivo (naupli e adulti di Artemia salina, tubifex, Daphnia magna). Le piccole dimensioni del channoides facilitano questa dieta in quanto è più facile procurarsi civo vivo di semplice gestione, come naupli di Artemia o Dafnie. D'altra parte Va detto che questa scelta sarebbe obbligata, nel caso ci si trovasse ad allevare pesci catturati in natura, che rifiutano categoricamente alimenti che non siano vivi.Per questo ed altri motivi consiglio a chiunque volesse cimentarsi nell’allevamento di questo meraviglioso Betta di non acquistare esemplari importati direttamente dall’Asia, che potrebbero appunto essere di cattura, ma di rivolgersi ad allevatori in Italia o in Europa ottenendo pesci riprodotti in cattività e, per di più, ben disposti verso cibi surgelati.



    Circa un mese dopo il loro arrivo, dopo alcuni giorni di corteggiamento, in cui maschio e femmine si cercavano continuamente a vicenda ho ottenuto il primo accoppiamento. Solitamente l’accoppiamento si svolge in un luogo della vasca nascosto molto appartato, o addirittura nascosto sotto le foglie. L'abbraccio riproduttivo è in tutto simile a quello del Betta splendens, ma la femmina ha un ruolo più attivo nel dare avvio al corteggiamento e tra i due esemplari non c'è alcun segno di aggressività reciproca. Infatti, non solo la coppia può convivere agevolmente in una vasca anche di dimensioni ridotte, ma con vasche di opportuna volumetria è possibile allevare anche una colonia, senza che i diversi maschi si aggrediscano per difendere il territorio.Il rituale amoroso dura anche diverse ore e alla fine il maschio resta nel nascondiglio mentre la femmina torna a nuotare liberamente.
    In alcuni incubatori orali (ad esempio nei macrostoma), è stato osservato che la femmina veglia continuamente sul maschio per tutto il periodo di incubazione; in altri invece la femmina perde ogni istinto protettivo e dopo pochi giorni può spingere lo stesso maschio ad accoppiarsi nuovamente, facendogli così mangiare o sputare le uova ed interrompendo l’incubazione.
    Quello che ho potuto osservare nei channoides è una sostanziale indifferenza della femmina verso il maschio che sta incubando.
    Il periodo di incubazione è durato ben 20 giorni ad una temperatura di 20-21°C, ma in riproduzioni successive della stessa coppia, a temperature di 25-26°C, l’incubazione è durata “solo” 14-15 giorni! La temperatura, come anche in altri pesci ed in altri animali influenza enormemente lo sviluppo embrionale.
    Lo stupore maggiore è stato proprio quello dell’attesa e della presa di coscienza che questi Betta possono incubare fino a quasi 3 settimane.
    Questa e le successive esperienze mi hanno insegnato come riconoscere i segni fondamentali che indicano che il maschio sta ancora incubando le uova:
    - il maschio passa la maggior parte del tempo nascosto, quindi non riusciamo a vederlo
    - la livrea del maschio è scolorita
    - si possono osservare i tipici movimenti simil masticatori grazie ai quali il maschio muove e mischia le uova nella cavità orale, lavandole ed evitando così che ammuffiscano.
    In alcune situazioni, con la giusta illuminazione, è possibile osservare le uova in trasparenza nella bocca del maschio. Ma è raro che esca dal suo nascondiglio e si apposti in una zona sgombra e illuminata, ed è sconsigliabile disturbarlo se resta nascosto e si presume stia incubando.Per aumentare le possibilità di sopravvivenza degli avannotti, nella prima occasione ho rimosso la femmina dalla vasca verso il 12°-13° giorno di incubazione. Una precauzione utile anche se non sempre necessaria.Lo spettacolo più grande che questi pesci hanno potuto offrirmi è stato il rilascio degli avannotti da parte del maschio: con un po’ di fortuna ho trovato il maschio fuori dal suo nascondiglio che apriva la bocca e lasciava uscire i piccoli uno ad uno. Gli avannotti, visibilmente spaesati per un paio di secondi, saettavano poi sotto le foglie di quercia.
    Dopo il rilascio degli avannotti è fondamentale alimentare riccamente il maschio per 7-10 giorni in modo che riprenda energie: cibo vivo e surgelato sono altamente consigliati. Importantissimo anche evitare contatti con la femmina in questo periodo, in caso di un altro accoppiamento il maschio potrebbe non sopravvivere al successivo periodo di incubazione. Anche per questo motivo, alcuni allevatori preferiscono allevare questa specie in trio inverso, ovvero due maschi ed una femmina, invece che in coppia. E' infatti il maschio il soggetto complessivamente più vulnerabile.



    La prima volta che si sono riprodotti, dopo il rilascio sono riuscito ad osservare pochissimi avannotti in vasca, ma ho comunque continuato a somministrare naupli di Artemia salina due volte al giorno: solo dopo 10-15 giorni i timidissimi avannotti hanno iniziato ad uscire dai loro nascondigli in maniera costante per predare con maggiore voracità i naupli.
    Il numero medio di avannotti per riproduzione si aggira sui 10-20, ma può arrivare anche a 30 piccoli e oltre.Dopo il mese di vita ho iniziato ad integrare la loro dieta con cibo artemie e chironomus surgelati, fino a sostituirli totalmente ai naupli.
    Attualmente allevo una piccola colonia (5 maschi e 3 femmine) in una vasca di maggiori dimensioni. Indicativamente, in ambienti molto piantumati e ricchi di nascondigli è possibile adottare piccole colonie di questa specie a partire da volumi di 50/60 litri. In questo modo si può godere della natura spettacolare di queste creature operando pochissimi interventi e avvicinandosi ad una gestione più naturale possibile dell'acquario.
    Difficilmente si trovano specie che in spazi ridotti permettano di osservare comportamenti riproduttivi di tale complessità e fascino. Per di più in esemplari di notevole bellezza. Ma una soddisfazione altrattanto importante, nell’allevare queste specie “non selezionate”, sta nel contribuire al mantenimento, seppure in cattività, di animali che sono concretamente minacciati di estinzione e nel diffondere, in questo modo, una maggior consapevolezza dell'importanza di preservare delle fondamentali aree di biodiversità. Seppur nel caso specifico il Betta channoides non sia classificato nelle categorie a rischio più elevato, anche nelle regioni di origine di queste specie, le foreste, che costituiscono l'habitat primario, vengono continuamente distrutte per il commercio del legname o per lasciare spazio alle piantagioni di palma da olio coltivata a fini industriali.
    La nostra comune passione può rappresentare un aiuto nel promuovere la conoscenza e la conservazione di queste specie, ma naturalmente deve essere condotta con coscienza e con attenzione alla provenienza degli animali e al rispetto delle norme sulle specie protette. Lo scambio di esemplari tra appassionati, facilitato da associazioni e club amatoriali, può essere di grande aiuto per una attenta diffusione di esemplari riprodotti in cattività che non acceleri il declino e la scomparsa di queste specie a causa di una pesca sconsiderata per il mercato acquariofilo.