• Una conversazione con Gian Piero Cannata

    di Matteo Grassi
    Articolo pubblicato su Bettazine n°6 - Aprile 2013

    Forse non tutti gli appassionati di oggi hanno avuto il piacere di leggere qualche articolo di Gian Piero Cannata sui Betta splendens, ma di certo tutti coloro che li allevano con un minimo di continuità ne hanno sentito parlare. Da oltre quarant'anni Gian Piero Cannata cura e alleva questi pesci in modo straordinario e più di ogni altro in Italia li ha amati, studiati e raccontati in pagine di libri, riviste, video e incontri nei convegni di acquariofili… o più preferibilmente all'ombra degli alberi che circondano la sua serra nella campagna umbra, dove amici e appassionati che gli fanno visita possono godere dello spettacolo delle sue vasche e scoprire ogni volta qualche novità o sorpresa. Il fascino dei suoi acquari, circondati da piante che li riempiono e poi debordano, passando di vasca in vasca come in un piccolo microcosmo naturale, può essere solo intuito dalle fotografie, così come è difficile pensare di riproporre su carta i suoi racconti in cui mescola con spontanea sapienza le esperienze acquariofile a quelle della vita vissuta. Ma con questo breve dialogo-intervista, semplice come le cose più sane, spero di poter trasmettere a chi legge il nostro bollettino un po' di quanto si prova immergendosi nel suo mondo.


    Gianpiero al lavoro nell'estate 2012

    M. Nel 1980, quando la tua avventura con i Betta era iniziata da una quindicina d'anni - e da almeno cinque era diventata una "assidua convivenza" - scrivesti un articolo sorprendente e inedito, descrivendo le cure parentali femminili (non maschili!) nei Betta splendens. Anche a distanza di tempo quell'articolo conserva una freschezza unica, trasmettendo insieme lo stupore dell'appassionato e l'approccio analitico dell'etologo. Ma i Betta riescono ancora a stupirti allo stesso modo trent'anni dopo?
    GPC. Questa specie mi colpì da quando avevo solo 9 anni. Il mio compianto papà mi portò quel libro (nel mio libro lo cito) che rappresentava un maschio di Betta erroneamente indicato come pugnax perché gli Autori, pensando di sfoggiare cultura a basso costo, tradussero combattente, visto che poi il Betta pugnax esisteva veramente, non avendo mai pensato di consultare un testo serio che specificasse il lavoro del Regan, risalente al 1910 (!), neanche 50 anni prima… A parte il sarcasmo, io vidi quel pesce in bianco e nero sotto un nido argentato, con delle macchie in bianco più marcato (le uova) e ne fui folgorato, letteralmente. Sino ad allora non sapevo neanche che esistessero gli acquari tropicali e solo nel 1961, a casa di un mio compagno di scuola media, vidi degli Scalari e delle coppie con prole!! Ci vuole poco a capire che l’ amore per le specie esotiche può entrare nella mente di un ragazzino e rimanervi per sempre. Dopo 4 o 5 anni i primi due Betta splendens romani (acquistati in un negozio in via Arezzo, vicino a piazza Bologna), finalmente si accoppiarono in via Antonio Bosio (Roma), a poche decine di metri dalla casa che tu, Matteo, stai andando ad abitare, pensa un po’, era destino che ci conoscessimo, pur vivendo io ormai da quaranta anni in Umbria.
    Premesso questo, ti dirò che io amo questa specie proprio perché, come tutti gli animali dotati di un intelletto utile a compiere scelte per la sopravvivenza, è sempre sorprendente e giammai ripetitiva. Con l’enorme pazienza che con gli anni ho accumulato oggi sono in grado di aspettare settimane per portare a termine un accoppiamento proprio perché i Betta s. non sono macchinette, né video game ed hanno più libero arbitrio di un computer sofisticato. Il comportamento dei singoli pesci è realmente unico e potrei raccontarti mille storie su una specie dall’adattabilità enorme e robustezza suprema.
    Ecco un episodio per tutti: nel terribile giorno del recente terremoto di L’Aquila un giovane maschio isolato (forse spaventato persino, dalle scosse che furono avvertite distintamente nella mia zona) si infilò sotto dei fitti cespugli di Vesicularia dubyana. In quelle terribili ore, subissati da tragiche notizie (per di più sono di origine abruzzese, per parte materna) andai tardi di mattina ad alimentare i miei Betta e mi allarmai subito non vedendo quel bel maschio che era stato introdotto pochi giorni prima in un acquario basso e largo, perfetta alcova: su lui infatti riponevo molte speranze perché era di un blu intenso e a coda di rondine. Dopo aver quasi svuotato la vasca, lo trovai asfissiato e apparentemente morto. Non mi rassegno mai e lo posi in una scatoletta da 30 cc al massimo per veder la sua reazione… certo le pinne erano del tutto aderenti al corpo, che inerte galleggiava appena in quel residuo d’acqua, stavo per dichiararmi sconfitto… ma vidi che le branchie si muovevano! Vidi con stupore l’animale abboccare l’aria calda e familiare della serra!!! Prima una volta, poi sempre più spesso. Rimasi al suo capezzale umido per due ore, lo collocai, sempre con un dito d’acqua, in una vaschetta immersa in un’altra più ampia e termostatata. Lo vidi solo al mattino dopo riprendere la postura normale e respirare con regolarità, il dubbio era solo questo: poteva aver subito un’anossia tale che potesse aver intaccato il suo pur minuscolo encefalo? Fu posto in un’altra vasca con la sua acqua tiepida e con un livello sempre molto basso (come si dice a bagnomaria in un’altra più capiente), dopo alcune ore il livello fu alzato sino a 5 cm e poi il giorno dopo a 10. Non ci crederete: in tre giorni era ritornato a nuotare, dopo altri due giorni, se sollecitato da uno specchio, accennava ad infuriarsi e dopo due settimane dall’accaduto si accoppiò felicemente e i suoi discendenti lo fanno ancora, come dal 1975 in poi, in un lungo filo genetico che spero non si interromperà nemmeno dopo che il sottoscritto… Sì, i Betta mi stupiscono ancora.


    I Betta amano le piante galleggianti

    M. Quindi, come raccontavi in quell'articolo sulle cure parentali femminili, sono così stupefacenti che lo stesso Konrad Lorenz sbagliò, nella sua prima descrizione dei Betta splendens?
    GPC. Nella 3ª Giornata della Acquariofilia, marzo 1978, ebbi modo di raccontare al Prof. Danilo Mainardi l’episodio che nel novembre del 1977 mi aveva letteralmente tenuto incollato, davanti alla mia bettiera più bella, per ore ed ore e per diversi giorni. Gli riferii dello strano caso della femmina madre, giammai cannibale, e delle mie perplessità sullo scritto di Konrad Lorenz nel suo celeberrimo Er redete mit dem Vieh den Vögeln und den Fischen, un Egli parlava ad animali uccelli e pesci che nella traduzione italiana (!?) si tramutò ne L’anello di re Salomone, scomodando leggende parabibliche
    Mainardi mi rispose testualmente: “Vede… quando si fa Tuttologia è normale che si possa sbagliare…!”
    In quei giorni di boom acquariofilo nel nostro Paese, giorni lontani in cui la rivista aquarium organizzava ogni anno degli incontri molto seguiti, e non c’era Internet né una grande bibliografia in italiano da consultare, queste riunioni erano essenziali per allargare le conoscenze e tastare il polso degli acquariofili impegnati (o meno). Detto questo si deve dare grande merito a Konrad Lorenz, che sarà ricordato, al contrario di me, per aver creato in molti, con i suoi scritti persino divertenti, e quindi divulgativi, la passione per la comprensione degli atteggiamenti, a volte ostici da capire, delle, come si chiamano oggi, Biodiversità.
    Ma Lui era un pioniere, non poteva consultare nessun articolo in nessuna rivista e ai suoi tempi gli acquari tropicali si riscaldavano persino con lampade a petrolio… i Betta che se la cavavano, nonostante l’inefficienza della tecnologia degli anni Trenta, era già tanto che riuscissero a riprodursi, anzi forse proprio perché potevano vivere anche in acquari poco aerati che da subito si affermarono come pesci tropicali robusti e Lorenz ebbe modo di assistere ad accoppiamenti tra Betta che si nutrivano di cibo (ipotizzo) poco proteico ed integravano quando possibile con le… loro uova. Lo sapete bene voi bettofili che non è raro che persino un maschio divori tutta la prole!


    Betta allevato nel 2012: il tratto butterfly con terminazioni trasparenti delle pinne si è conservato dopo quasi 20 anni.

    M. Passando dal comportamento all'aspetto, da tanti anni allevi dei Betta a coda di rondine. Anzi, se non sbaglio hai coniato tu stesso il termine "coda di rondine" per indicare gli esemplari con la caudale divisa in due lobi, che gli anglosassoni chiamano più prosaicamente double tail (coda doppia). Come è nata questa discendenza? E come la mantieni viva e sana nel tempo?
    GPC. Nel 1985 un grande amico, Arnaldo Rosati, mi riportò da Rimini (l’aveva visto in un negozio di quella città) il primo del Betta a coda di rondine per consolarmi di un grave incidente stradale che mi aveva quasi ammazzato… lasciamo perdere. Arnaldo è un acquariofilo di vecchia data, più giovane di me e conosciuto nel 1978, ha inoltre l’estro del disegnatore e il logo (un Betta a coda di rondine!) del grande Club GAECU di Perugia, che fu tra il 1990 ed il 2000 uno dei più grandi d’Italia, era proprio il suo Betta di Rimini, così è suo il disegno delle pins d’oro con Betta a coda di rondine, e tutto il libro sui combattenti, che hai letto, è stato arricchito dalle sue vignette. Nel libro spiego che dall’animale di Rimini non nacque, come c’era da aspettarsi, nessun coda di rondine, carattere sconosciuto ai miei animali, isolati da circa una dozzina d’anni, ma dal maschio n. 5 (vissuto quasi 5 anni!) arrivarono dalla terza generazione in poi, sempre più pesci con tale caratteristica morfologica che da allora si ripresenta con regolarità. La mutazione riguarda anche la pinna dorsale, molto caratteristica e quasi squadrata. Per i più esperti di questioni mendeliane è chiaro che il carattere ha la stessa valenza di quello che rende la coda tonda e la dorsale ondulata nei combattenti che ritenevamo normotipo.
    Sempre Arnaldo nel 1995, di ritorno dal suo viaggio di nozze in Tailandia, mi riportò il maschio n. 51 (di 4ª serie, vedi l’elenco che ti allego) che reintrodusse nei miei animali un po’ di sangue fresco e selvatico. Il maschio era bruttino a coda corta, con una aggressività eccezionale, ma non uccise la femmina “italiana” che, con prudenza, introdussi in una grande vasca ricchissima di piante per consentirle una salvifica fuga… anzi con la partner italiana procreò abbondantemente. Nell’elenco vedrai a partire dalla 4/5 serie, prima della numerazione di ciascun Betta, una T (carattere tailandese) che dalla 7ª serie in poi (quando mi trasferii in questo paesino smisi di conteggiare serie e generazioni) compare in tutti i miei combattenti. Ciò vuol dire che tutti i riproduttori da allora (1995) sono imparentati con quel selvatico. Nei primi anni Novanta arrivarono femmine dei signori Brai (del CIR di Roma) e Storai (che fu vicepresidente FIAAE), a metà di quegli anni un’altra femmina da Roma del sig. Mariotti e un maschio da Perugia del sig. Tancetti.
    Nel 1997 arrivò un’altra femmina donatami dal sig. Arteritano, ma non ricordo le circostanze e se l’animale fosse di aspetto od origine selvatica o meno.
    Più recentemente nel 2012 ho acquistato una femmina molto prolifica e questi pochi esemplari (unitamente ai primi due, acquistati nel 1974/75) sono gli unici che ho, come dire, sottratto in quasi quaranta anni alla Natura o, se vuoi, al commercio!


    Betta allevato negli anni '90

    M. Facendo un calcolo approssimativo, da quanti anni hai delle generazioni ininterrotte di Betta splendens nati nelle tue vasche? E quante nidiate hai visto nascere e crescere?
    GPC. Bella domanda… calcolando che ininterrottamente il phylum dura da quasi 40 anni … calcolando che ho allevato personalmente in tanti anni circa 250/350 maschi e almeno 1500 femmine, che ho regalato circa 5000/7000 animali e che i miei riproduttori hanno avuto una media di 250 avannotti (media che si abbassa se si considerano quelli poi effettivamente divenuti adulti)…calcolando i milioni di avannotti che tra me e alcuni acquariofili collaboratori saltuari abbiamo fatto nascere… c’è una sola risposta possibile: NON LO SO!


    Una parte della serra costruita nel 2005

    M. Pensi che anche il comportamento e il carattere si tramandino in maniera osservabile da genitori a figli, come la forma o il colore delle pinne?
    GPC. In tanti anni di osservazioni posso dirti che quando, quasi vent’anni fa, Arnaldo mi riportò quell’assassino Pla-kat, tra l’altro salvato da morte certa in combattimento, ho, almeno per qualche anno, riscontrato un aumento della aggressività individuale in maschi e femmine direttamente imparentati col gladiatore: il primo nipote del tailandese nacque nel marzo del 1997 (♂ n. 25 di 5ª serie), ma poi con gli anni la furia assassina, se pure ci fosse stata, è scemata per effetto della diluizione del sangue tailandese… per conto mio l’indole crudele di questi animali dipende sì dalla genetica (forzata dall’uomo), ma può essere stemperata da circostanze particolari: quando ho tenuto insieme per mesi degli avannotti in grandi vasche sono riuscito a farli crescere a tal punto che si potevano vedere in semi tranquillità (a parte qualche innocua scaramuccia) svariati maschi con code lunghe, se non erro una volta ne contai 18 insieme!


    Pesci rossi in uno dei laghetti

    M. Tra gli appassionati di Betta che conosco – e penso di conoscerne molti – ho l'impressione che esistano quasi due mondi mescolati in uno solo. Da un lato quello di chi è affascinato prima di tutto dal loro comportamento e desidera allevarli nel modo più naturale possibile, spesso orientandosi su esemplari non selezionati, discendenti prossimi di genitori selvatici. Dall'altro chi è affascinato invece proprio dall'allevamento selettivo: cercare di ottenere le forme e i colori più rari, capire come si trasmettono certi caratteri, certe mutazioni. Nei tuoi articoli e racconti si vedono entrambe le cose. Ma tu hai una predilezione tra questi due aspetti?
    GPC. Anni fa decisi di divenire custode di questa specie e non mi sento di giudicare chi vuole questo o quell’altro carattere dai suoi pesci…oggi allevo nel modo più naturale le mie tre specie: Betta splendens, Carassius auratus e Gambusia affinis. I Carassi liberi nei miei tre laghetti e le Gambusie nelle vasche non riscaldate della serra; i combattenti in vasche e vaschette riscaldate. Oggi non provo più interesse nelle forzature genetiche e tu, che hai visto la mia serra, sai che oggi non me ne frega niente dell’estetica delle vasche, né tanto meno se quel carattere o meno si presenta con regolarità: mi basta che i miei pesci possano vivere bene e con prole non troppo abbondante, così per esempio non sottraggo mai ad una coppia avannotti appena nati (molte coppie vivono sempre insieme) se non quando uno sparuto gruppo si è messo a nuotare con i genitori.
    Darwin ci insegna.


    I Betta di Gian Piero nella serra, estate 2012

    M. Nella tua serra quindi oggi ci sono diverse discendenze di combattenti. E alcuni caratteri si distinguono bene, ad esempio degli esemplari rossi e bianchi, con pochissime iridescenze blu, e altri invece gialli e blu senza traccia alcuna di rosso. Come fossero due linee di discendenza prevalentemente distinte. Ma non mantieni più lo schema preciso negli accoppiamenti e il registro delle riproduzioni che mostri anche nel tuo libro?
    GPC. A questa domanda praticamente ho già risposto, posso precisare che dopo aver catalogato dalla metà degli anni Settanta i miei Betta, grazie al biologo Rocco Erra che oltre 20 anni fa mi preparò uno schema poi ripreso e migliorato nelle Tavole che tu hai potuto apprezzare a giugno 2012, ho smesso, per il motivo che oggi preferisco far incrociare i miei pesci rispettando solo la regola essenziale di non utilizzare fratelli e sorelle.
    Naturalmente a volte una coppia di stretti consanguinei produce, senza il mio interessamento, avannotti ma, salvo casi rarissimi (dovuti a grande prolificità) non li allevo.
    Allo stesso modo da quando sono qui a Mugnano dal 2005 le circa 15/20 generazioni ottenute da allora non sono catalogate.

    M. Com'è cambiato nel tempo il modo in cui ti prendi cura dei tuoi pesci quotidianamente? L'evoluzione della tecnologia o dei prodotti per acquari ti è servita?
    GPC. Quando arrivai a Mugnano (nel luglio 2005 fu creata la nuova serra) capii che stavolta il destino mi aveva favorito, ti spiego:
    dal 1964 al 1972 circa i miei acquari erano a Roma e lì, nel quartiere nomentano l’acqua non era male, solo molto calcarea. Poi nel 1973 mi trasferii a Perugia definitivamente, ma andai ad abitare in una zona di periferia dove la conducibilità elettrica sfiorava i 900 μ/siemens… l’acqua non era buona e quindi allora molto mi aiutarono le resine per acquariofilia che rigeneravo con HCl al 33% e soda. Con delle bambine in casa (Barbara 1974, Viviana 1976) non era molto agevole, anzi era pericoloso lasciare in giro qualunque cosa.
    Passarono gli anni, per me di intenso e faticoso lavoro, poi, nel 1989 ebbi un po’ di pace e fondai, insieme all’amico Lucio Milleri il GAECU (Gruppo Acquariofilo Eco-club Umbro).
    Il club dal 1989, e per anni, ebbe la sua sede presso la mia abitazione e gli acquari aumentarono parallelamente al mio impegno con le associazioni umbre e nazionali.
    Mi trasferii incautamente, per motivi di spazio, nel 1995 in una zona di campagna dove c’era solo l’acqua dei pozzi profondi che mi fu presentata come… POTABILE! In realtà, con tutta l’attrezzatura anche semiprofessionale che avevo per analizzare quell’acqua scopersi (ma oramai mi ero già trasferito con tutti i miei 100 acquari e acquarietti) che era inquinata da una agricoltura che guadagna sull’uso indiscriminato dei diserbanti… terribile esperienza: la conducibilità superava i 2000 μ/siemens (forse più, era fuori scala!), e fui per quasi dieci anni costretto a raccogliere acqua da una fontanella sia per uso di cucina che per gli acquari, che erano diventati quasi duecento!! Avevo molto spazio dove abitavo, ma i padroni non volevano né mettere l’acqua potabile (che arrivava a 75 metri dalla casa!!) né venderci l’immobile per risistemarlo e… insomma rilasciamo stare!
    Qui a Mugnano l’acqua è perfetta e pensa: non uso da anni nessun additivo del tipo Aqua Safe o Torumin (cito prodotti un tempo da me usati). Piante e pesci vivono grazie all’acqua che scorga sopra le colline che ci separano dal Trasimeno e grazie alla luce che inonda la serra. Uso solo un grosso aeratore per smuovere l’acqua dei laghetti in cui dal 2009 si riproducono, anche troppo, carassi e ranocchie e dove purtroppo ogni tanto si presentano delle bisce, assassine di rospi e rane.


    Altro scorcio della serra

    M. Cibo, piante, temperatura, spazio… qual è il fattore più importante per avere dei Betta sani e longevi?
    GPC. luce, temperatura, mai sotto i dieci gradi (possono sopportarla anche per 24 ore, ma poi…), alimentazione corretta: debbo precisare che riuscii nel 1976 circa, alimentando con larve di Culex o Anopheles e altre specie di cucilidi, a portare in 39 giorni di vita dei maschietti a preparare il loro primo nido (!). Se delle zanzare depositano le loro uova nelle vasche esterne, ne ho solo due per questo scopo, sempre sotto stretto controllo, le loro larve sono graditissime e posso usarle con tranquillità, ma non ne prendo più in fossi esterni: in passato ebbi delle morie alimentando con larve selvatiche, per così dire. In inverno uso esclusivamente cibi liofilizzati, mai quelli granulari… certo con la crisi attuale nei negozi umbri si trova una scelta limitata e a volte delle sottomarche vengono offerte a prezzi bassi, io ho appena un centinaio di combattenti in media, così preferisco spendere qualcosa in più e non rischiare qualche mal di pancia che nei Betta può essere letale.

    M. C'è qualche atteggiamento o qualche regola che potresti suggerire a chi vuole allevare e curare al meglio i pesci in acquario?
    GPC. Per rispondere ci vorrebbe un trattato, o meglio che il cervello dei neofiti fosse trattato. Il doppio senso per dire che un vero acquariofilo dovrebbe pensare come un contadino di un tempo e mai affrettare i tempi: natura non facit saltus.
    Ancora oggi preferisco tenermi alla larga dai negozi per non farmi salire la pressione, oggi i negozianti hanno due nemici il FISCO e la fretta dei clienti che vorrebbero una vasca pronta in poche ore! In passato, per anni, con il club GAECU di Perugia, fondato da un gruppo di amici con le intenzioni più pure, tentammo di diffondere una cultura di approccio ecologico all’acquariofilia, ma le vicende FIAAE, UICAE, e la scomparsa di aquarium, hanno finito per distruggere quel poco di buono che si era fatto. I nuovi acquariofili sono a volte allo sbando, come se fossimo tornati indietro di cinquanta anni. Almeno qui da noi nessun club si è ricostituito dopo che il sottoscritto schifato dai giochi di potere (assurdi) locali e nazionali ha tirato i remi in barca. Fortunatamente Internet è subentrato nella divulgazione di notizie altrimenti…
    Concludo ribadendo che la regola base per un bravo e onesto ecoacquariofilo (neologismo da introdurre) è: la pazienza, unita ad un’informazione costante e il senso di responsabile sacrificio (non si possono abbandonare i nostri protetti per le vacanze senza un’adeguata preparazione). Nessuna mangiatoia o nessun timer possono darci l’assoluta certezza di funzionamento, meglio una giornata in meno di ferie che ritrovare massacri al nostro rientro.


    Uno dei giovani del 2012

    M. Negli anni hai allevato anche altre specie diverse dai Betta splendens (ad esempio il Microgeophagus ramirezi o Papiliochromis ramirezi, come si chiamava anni fa). Puoi raccontare qualcosa di queste esperienze? Cosa ti hanno dato in più e perché poi sei rimasto sempre fedele ai Betta?
    GPC. Sono una quarantina le specie o sottospecie da me riprodotte nel corso di quasi 50 anni di passione (, NdA: meticolosamente documentate con la data di entrata nella serra e la data della prima riproduzione) alcune specie sono state con me per decine di generazioni: i P. ramirezi per esempio per dieci, e tutte con cura della prole (!).
    La domanda sorge spontanea: perché non sei rimasto fedele a tutte o a gran parte? Soldi, o meglio la mancanza di soldi.
    Per allevare Discus o Papiliochromis ramirezi (o come si chiamano oggi) alle temperature elevate loro necessarie e in grandissime vasche (specie per i primi) ci vogliono soldi per l’energia elettrica necessaria e/o un impianto ad hoc per una serra come quella che io mi sono autocostruito (da sola, senza lavori di muratura ecc, costa già 2000 euro); per far in modo che all’interno della struttura in policarbonato si possano mantenere temperature tropicali anche in inverno (pensa allo scorso anno 2012: T esterna – 18 °C) ci vorrebbe un pozzo di soldi con il costo attuale dell’energia elettrica domestica per continuare a riprodurre specie delicate. A suo tempo ben prima del 1995, dell’euro e di… Monti, arrivai a spendere pur mantenendo le vasche in un appartamento (erano circa una ventina) oltre 250.000 £ al mese (!!) di energia elettrica.
    Inoltre, a parte qualche acquariofilo impegnato come l’amico Mauro Cozza di Terni, per i bellissimi ramirezi non riuscii a trovare un possibile ampliamento della base genetica, così dopo una decina e più di anni la consanguineità li annientò.
    Oggi gran parte delle 45 vasche che sono nella serra non hanno riscaldatori e nessuna è dotata di filtri o pompe centrifughe né alle Gambusie né ai Betta sono necessarie acque limpide e mosse. Quanto ai Carassi: in inverno vanno in letargo termico, in primavera s’accoppiano e in estate contiamo i figli che regaliamo a chi li vuole mettere in un laghetto. In meno di 5 anni dai primi tredici esemplari acquistati (tre nel 2012) con solo tre morti accertati, mi ritrovo due/trecento grossi, medi , piccoli eccetera pesci rossi di vario colore!
    Naturalmente dovendo scegliere una specie tropicale ho scelto i B. splendens dal 1959 nel mio cuore.

    M. La nostra passione è fatta anche di incontri, scambi di idee, esperienze e, perché no, di pesci tra appassionati. Tu stesso hai condiviso e anche animato in prima persona delle associazioni, la FIAAE e altre esperienze e momenti di lavoro in gruppo. Cosa hai imparato o scoperto sugli animali che stanno dalla parte asciutta del vetro (cioè gli acquariofili)?
    GPC. Ahimè ho girato mezza Italia (a mie spese s’intende) e ho conosciuto migliaia di acquariofili per la stragrande maggioranza semplici e simpatici, altri no! Ed io sono un tipo antipaticamente onesto, al congresso di Faenza ho difeso nel 1993 la rivista aquarium da chi voleva crearne altre parallele, mentre già il mercato del cartaceo accusava la prima timida concorrenza informatica: per evitare di avallare questi attacchi ho preferito, come membro della redazione della rivista di De Jong, dimettermi dalla carica di presidente FIAAE. L’anno dopo ho legalmente sciolto la vecchia federazione per evitare invece guai legali, visto che, a mia insaputa, si erano organizzati a pagamento (mai saldati dai presunti nuovi Dirigenti FIAAE) stand in mostre a nome della federazione di cui ero rimasto l’unico rappresentante ufficiale e responsabile in solido. Per compensare la mia onestà fui però estromesso dalla redazione di aquarium perché avevo in un libello raccontato come qualcuno aveva ammazzato la FIAAE.
    Quindi qualcuno si riconobbe come presunto assassino…?
    A proposito vorrei che gli amici acquariofili sappiano che per aiutare aquarium smisi, addirittura dal 1993, di richiedere compensi pecuniari, già comunque difficilmente superiori alla centocinquantamila lire d’allora (!) ho ricevuto però, sino al 2005, la rivista in abbonamento gratuito. Con l’UICAE non ci furono giochi di nessun genere eravamo solo amici (Mauro Cozza, Rosati ecc) che si riunivano a Volterra per lo più dall’amico Migliorini e, in seminari a volte molto seguiti, ho assegnato il Premio Aldo Cannata a svariati appassionati, tra cui anche De Jong. Nel 2001 ebbi dei gravi problemi di famiglia e con la crisi che già da allora impediva alle banche di sponsorizzare club impegnati come quello di Volterra, non si riuscì più a trovare i fondi per proseguire, perdemmo i contatti con varie associazioni (come quella milanese e romana) infine tutto fu travolto dal… nulla.

    M. Per finire, due domande rapidissime. La prima: che programmi hai per i tuoi Betta nei prossimi giorni?
    GPC. sono impegnato con alcuni coda di rondine e a trovare spazi per i nuovi arrivati del 2012 che sono belli e… tanti.

    M. Un augurio o un'esortazione per chi si lancia oggi per la prima volta in questa avventura?
    GPC. ho combattuto per più di mezzo secolo per crearmi uno spazio per i mie pesci… forse l’augurio migliore è questo: giovani o anziani che vi accostate a questo hobby sappiate che, a differenza del collezionismo, qui si ha a che fare con esseri viventi piccoli si, ma in grado di soffrire e morire per le nostre disattenzioni o inesperienza; siate responsabili e consci del grande compito che vi si presenta.
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