• L'utilità delle piante in acquario

    di Ilaria Tarquini
    Articolo pubblicato su Bettazine n°6 - Aprile 2013


    Chi si approccia per la prima volta all’allestimento di un acquario valuta se inserire delle piante vere oppure sintetiche, e spesso, erroneamente, opta per la seconda soluzione, nella convinzione che gli renderanno la manutenzione più semplice.
    Tale scelta, tuttavia, è sbagliata. In quanto, non solo esistono piante che si adattano a vivere con poco, richiedendo un apporto minimo o nullo dell’uomo in termini di fertilizzazione, ma inoltre le piante svolgono diverse funzioni di rilievo in acquario, rendendo la vita dei suoi abitanti migliore:

    1. Le piante, tramite la fotosintesi clorofilliana, di giorno consumano anidride carbonica e liberano ossigeno in acqua, favorendo la respirazione degli abitanti dell’acquario.



    2. Le piante assimilano elementi che, in elevate concentrazioni, sarebbero nocivi per gli ospiti dell’acquario: quali metalli (ferro, boro, nichel, rame,…) e nitrati (derivanti dalla decomposizione delle deiezioni dei pesci, residui di cibo, flora in marcescenza,…).
    3. Le piante forniscono riparo per i pesci più timidi, nascondigli per gli avannotti e costituiscono superfici ideali per la deposizione di uova e costruzione del nido di molte specie (come i nostri amati Betta!).
    4. Le piante rappresentano, in alcuni casi, una fonte alimentare per molti pesci.

    Spiegate le ragioni per le quali bisogna sempre preferire piante vere a quelle sintetiche, di seguito
    illustriamo i fattori che bisogna tenere in considerazione prima di acquistare qualsiasi pianta, che
    ci consentono di capire quali specie sono più adatte a vivere nel nostro acquario (non tutte le
    piante hanno le stesse esigenze), onde evitare problemi e dispiaceri nel vederle morire qualche
    tempo dopo il loro inserimento.

    I fattori che condizionano la fotosintesi clorofilliana
    La fotosintesi clorofilliana è il processo attraverso il quale la pianta, mediante i pigmenti contenuti nelle proprie cellule (clorofilla e carotenoidi) è in grado di produrre glucosio (ossia la fonte di nutrimento della
    pianta) partendo da luce, acqua e anidride carbonica.
    Oltre questi tre elementi è necessario tenerne in considerazione altri due: temperatura ed elementi
    nutritivi.
    Cerchiamo di capire l’importanza dei singoli fattori:
    a) La luce è l’energia impiegata dai pigmenti della pianta per operare il processo di fotosintesi.
    La luce è formata da differenti lunghezze d’onda, ciascuna delle quali corrisponde ad un colore specifico: viola, blu, ciano, verde, giallo, arancione e rosso (i colori osservabili nell’arcobaleno).

    Bisogna considerare che quando la luce attraversa una colonna d’acqua diminuisce di intensità, ed alcune zone dello spettro vengono assorbite maggiormente (onde corte: ultravioletti) rispetto ad altre (onde lunghe:
    infrarossi); ciò significa che alle piante sommerse arriva una maggiore quantità di luce blu rispetto a quella rossa, la cui disponibilità diminuisce con l’aumentare della profondità (è per questa ragione che la luce in fondo al mare ci appare blu).



    Le piante utilizzano solo parte dello spettro luminoso, ed è interessante notare come sia
    proprio la luce riflessa (ossia non assorbita) a determinare il colore della pianta stessa:

     Le piante verdi utilizzano il pigmento fotosintetico di clorofilla, il quale è maggiormente efficiente a catturare la luce nella zona rossa dello spettro ed in parte minore in quella blu, mentre riflettono la luce verde (ed è per questo che la pianta è, appunto, verde).

    In dettaglio:
    - Foglie verde chiaro indicano un basso contenuto di clorofilla, infatti essendo la luce bianca formata da molti colori diversi (tutti quelli dello spettro prima citato), un oggetto con un colore chiaro implica che viene assorbita meno luce dell’intero spettro, ossia una grande quantità di luce è riflessa.
    Per tale ragione le piante di colore verde chiaro, che riflettono la maggior parte dello spettro luminoso ed in particolare il verde, necessitano, generalmente, di un’illuminazione media/intensa (ad esempio il Pogostemon helferi, figura 1).



    - Foglie verde scuro o marroni indicano abbondanza di clorofilla, la pianta assorbe meno luce verde rispetto ad altre aree dello spettro, per tale ragione si tratta di piante adatte a vivere in zone di ombra o
    scarsa illuminazione (ad esempio le Cryptocoryne, figura 2).



     Le piante rosse utilizzano, per la fotosintesi, un pigmento carotenoide meno efficiente della clorofilla. Tale pigmento riflette la luce rossa. Per compensare tale circostanza la pianta dovrà ricevere un maggior quantitativo di luce blu e verde, quindi necessita di un’illuminazione intensa (Rotala macrandra, Althernanthera).
    Talune piante sono in grado di adattarsi alla luce che ricevono, utilizzando per fotosintetizzare, a seconda della necessità, il pigmento di clorofilla o quello carotenoide; quindi producendo foglie verdi in presenza di un’illuminazione bassa/media, o foglie che vanno dal giallo pallido all’arancione, rosa o rosso se sottoposte ad un’illuminazione intensa (ad esempioRotala rotundifolia, figura 3).

    b) Anidride carbonica: i pigmenti fotosintetici della pianta utilizzano la luce per rompere la struttura molecolare dell’acqua (H2O) in idrogeno ed ossigeno; dopo di che idrogeno, anidride carbonica ed ossigeno vengono impiegati per produrre glucosio (in tale processo parte dell’ossigeno avanza, venendo liberato in acqua).



    Alcune piante hanno messo a punto dei sistemi per procurarsi CO2 quando il suo livello in acqua è scarso:
    è il caso delle piante galleggianti (figura 4) o delle piante a stelo che sviluppano foglie aeree per sfruttare
    la CO2 presente nell’atmosfera; o delle piante adatte a vivere in acque dure che sono in grado di rompere i carbonati ricavandone anidride carbonica (ad esempio la Vallisneria asiatica).



    c) La temperatura influenza il processo di fotosintesi, accelerandolo con il suo aumentare,
    tuttavia se l’ambiente è eccessivamente caldo la pianta muore. La corretta temperatura dipende dalla specie che si intende coltivare, le piante generalmente vendute per acquari vivono bene a temperature comprese tra 18°-27°.
    d) Per produrre i pigmenti fotosintetici all’interno delle proprie cellule, la pianta necessita di elementi nutritivi. Questi si distinguono in macroelementi, che vengono impiegati in grandi quantità (calcio, carbonio, idrogeno, magnesio, azoto, ossigeno, fosforo, potassio, zolfo); e microelementi che vengono impiegati in dosi minime (boro, ferro, cloro, nichel, rame, manganese, molibdeno, zinco).
    La carenza o l’eccesso di elementi nutritivi comporta problemi per le piante. Non è semplice interpretare i sintomi di malessere di una pianta, specialmente per un neofita, è un’abilità che si sviluppa con il tempo e l’osservazione.
    Un valido indicatore dell’eccesso o carenza di un nutriente consiste nell’osservare il diverso aspetto di piante a crescite veloce rispetto a quelle a crescita lenta: se un nutriente è in eccesso, spesso le piante a crescita veloce non ne risultano condizionate, in quanto sono in grado di diluirlo rapidamente producendo nuove foglie; mentre le piante a crescita lenta non hanno altra alternativa che accumulare il nutriente, fino a quando compaiono i sintomi dell’eccesso. Il discorso funziona anche a contrario: in caso di carenza di uno o più elementi nutritivi, le piante a crescita veloce mostreranno malessere prima di quelle a crescita lenta. Le piante si nutrono mediante radici e mediante foglie. Tuttavia, generalmente, ogni specie ha una predilezione per uno di questi due strumenti, aspetto che, inevitabilmente, condiziona le modalità con cui dobbiamo fertilizzare, se vogliamo avere delle piante in salute. Le piante che si nutrono per via radicale, come ad esempio le Cryptocoryne, necessitano di un fondo fertile o dell’inserimento di pastiglie fertilizzanti nei pressi delle radici; le piante che si nutrono per via foliare, come il Microsorium, necessitano di una fertilizzazione “in colonna” (ossia diluita in acqua). Ovviamente la distinzione non è netta, ci sono delle eccezioni: ad esempio le piante galleggianti, pur non essendo radicate a terra, si alimentano per via radicale dei nutrienti in colonna. L’ideale sarebbe optare per una via di mezzo, e comunque tenere sempre presente quali specie stiamo coltivando (ad esempio, se abbiamo solo piante epifite, il fondo fertile è completamente inutile).
    La scelta delle piante Una volta presa consapevolezza della strumentazione tecnica in nostro possesso (potenza dell’impianto di illuminazione, eventuale impianto di anidride carbonica, eventuali prodotti fertilizzanti ed eventuale termostato), possiamo scegliere le piante più adatte da inserire in acquario. Chiaramente ognuno progetterà il layout a proprio gusto, seguendo la fantasia. Tuttavia possiamo enunciare alcune linee guida per una più efficace disposizione delle piante:
    1. Bisogna tenere in considerazione la dimensione finale della pianta, in altezza e in
    larghezza. A tale scopo è possibile distinguere le piante in tre gruppi. Di seguito riportiamo anche alcune piante appartenenti al biotopo asiatico:

    Figura 4


    Piante di primo piano:

    - - Cryptocoryne:
    - Parva e willisi, presentano un bel colore verde chiaro e raggiungono una dimensione massima rispettivamente di 5 e 8 cm. Necessitano di un’illuminazione media/intensa. La crescita è lenta.
    - Siamesis, presenta un colore rosso-marrone e raggiunge una dimensione massima di 10 cm.
    Necessita di un’illuminazione media/intensa. La crescita è lenta.

    - - Hydrocotyle tripartita, japan e sibthrpioides.
    Si tratta di piante che, con adeguate potature, possono essere adattate sia al primo piano che alla zona centrale. Presentano un colore verde chiaro e raggiungono dimensioni ridotte (la tripartita e la japan 30 cm, la sibthrpioides 15 cm).
    Se si vuole ottenere un cespuglio basso e compatto è necessaria un’illuminazione intensa, altrimenti la pianta tenderà ad allungarsi verso la superficie con internodi molto distanti tra loro, un impianto di CO2 ed un buona
    fertilizzazione.
    La velocità di crescita è media.
    o Muschi (vedi punto 3).

    - Piante centrali:
    - - Blyxa japonica.
    Si tratta di una pianta estremamente esigente e delicata. Presenta un colore verde chiaro, ma quando è sottoposta a luce intensa tende al rossiccio, ed un portamento cespuglioso e filiforme. Raggiunge l’altezza massima di 10 cm.
    Necessita di illuminazione intensa, impianto di CO2 e di una buona fertilizzazione. La velocità di crescita è media.
    - - Cryptocoryne, solo per citare le specie più conosciute: balansae, beckettii, cordata, undulata, wendtii.
    Presentano una colorazioni varie, dal verde scuro, al verde salvia, al marrone al verde chiaro. Si tratta di piante che si adattano a vivere con poco: è sufficiente un’illuminazione bassa (possono anche essere posizionate in zone di ombra) ed un minimo di fertilizzazione per vederle crescere in salute. La crescita è lenta.
    - - Nymphaea lotus, lotus var. rubra e stellata.
    Note anche come “gigli tropicali”, queste ninfee sono particolarmente belle e creano un punto focale in acquario. La pianta, che si sviluppa da un bulbo, può essere mantenuta bassa tagliando le foglie che sfilato verso l’alto, oppure si può lasciare che alcune foglie raggiungano la superficie andando in galleggiamento.
    Le colorazioni sono diverse, dal verde al rosso, anche con la presenza di screziature marroni/rossicce/verde scuro. Necessità di illuminazione intensa, impianto di CO2 e di una buona fertilizzazione. La velocità di crescita è media.
    - - Hydrocotyle tripartita, japan e sibthrpioides (vedi “piante di primo piano”).
    - - Piante epifite (vedi punto 3).



    - Piante da sfondo:
    - - Aponogeton crispus, ulvaceus e undulatus.
    Presenta un portamento allungato con foglie ondulate verdi, tendenti all’arancio se vicino la superficie e sottoposte ad un’illuminazione intensa.
    Questa pianta, che si sviluppa da un bulbo, raggiunge i 40 cm di altezza e può vivere anche in presenza di una bassa/media illuminazione e di una blanda fertilizzazione. La velocità di crescita è media.
    - - Crinum thaianum. Presenta un portamento nastriforme con foglie larghe 1-2 cm di colore verde scuro.
    Si sviluppa da un bulbo e raggiunge anche i 150 cm di altezza, portando le foglie in galleggiamento orizzontale sulla superficie. Si tratta di una pianta poco esigente, adatta a vivere con scarsa illuminazione ed una blanda fertilizzazione.
    La velocità di crescita è media.
    - - Hygrophila, per citare le specie più conosciute: difformis, corymbosa, polysperma, polysperma var. rosanerving.
    Si tratta di piante a stelo che si presentano al meglio se posizionate in gruppo a creare alti cespugli, raggiungendo tranquillamente i 50 cm di altezza.
    Presentano un colore verde scuro o chiaro, con l’eccezione della polysperma var. rosanerving caratterizzata da nervature rosa. La foglia della corymbosa è più ampia, quella della polysperma stretta e allungata, mentre quella della difformis è frastagliata. Ad eccezione della polysperma var. rosanerving (che necessita di illuminazione intensa, impianto di CO2 ed una buona fertilizzazione), le altre specie accettano anche un’illuminazione bassa/media, andando però a perdere in compattezza. La velocità di crescita è media.



    - - Limnophila sessiflora.
    Si tratta di una pianta a stelo che si presenta al meglio se piantata in gruppo a creare folti cespugli, arrivando a raggiungere un altezza di 50 cm. Presenta un bel colore verde chiaro, con foglie aghiformi disposte in cerchio attorno allo stelo. Si adatta a vivere in acquari con illuminazione bassa/media ed una blanda
    fertilizzazione, andando però a perdere in compattezza, sviluppando internodi molto distanti tra loro.
    La crescita è veloce.
    - - Najas indica.
    È una pianta a stelo, di colore verde chiaro, con foglie strette e lunghe disposte in cerchio a formare delle stelle, raggiunge i 40 cm di altezza. Si adatta a vivere in acquari con illuminazione bassa/media ed una blanda fertilizzazione, andando però a perdere in compattezza, sviluppando internodi molto distanti tra loro. La crescita è veloce.
    - - Rotala, per citare le specie più conosciute:
    - rotundifolia: è una pianta a stelo, con foglie piccole e ovali disposte a rosetta, che va piantata in gruppo a formare cespugli alti (raggiunge i 50 cm di altezza). Presenta una colorazione verde chiaro tendente al giallo,
    arancio, rosa o rosso con l’aumentare dell’intensità della luce, spesso solo sugli apici (quelli più vicini alla fonte luminosa). Si adatta a vivere con un’illuminazione bassa ed una fertilizzazione blanda, al prezzo di vederla meno compatta, con internodi più lunghi ed una colorazione per lo più verde.
    La velocità di crescita è media.
    - macrandra e wallichii: si tratta di due piante molto esigenti, ma di particolare bellezza. Necessitano di illuminazione intensa, erogazione di CO2 ed una buona fertilizzazione. Raggiunge i 50 cm di altezza e la crescita è di media velocità. Rotala macrandra presenta foglie tondeggianti, sottili ed increspate con una magnifica colorazione rosa/rosso. Rotala wallichii ha foglie aghiformi disposte in cerchio attorno lo stelo, con una colorazione verde chiaro tendente al rosa/rosso sugli apici.
    - - Vallisneria asiatica.
    Presenta foglie allungate nastriformi, larghe circa 0,5 cm, che formano bellissime spirali verde chiaro alte al più 35 cm. Si presenta al meglio componendo un cespuglio formato da più piantine. Questa pianta si adatta a
    vivere con un’illuminazione bassa/media ed una blanda fertilizzazione.
    La velocità di crescita è media.
    - - Piante epifite (vedi punto 3).
    2. Per creare un ambiente più movimentato ed accattivante si può giocare con le forme e i colori delle piante. Accostando piante con diverse tonalità di verde e ove possibile aggiungendo un punto focale di rosso, ne risulterà un layout più gradevole. Così anche abbinando piante dalle forme diverse, si eviterà la monotonia:
    3. Risulta importante, per l’economia generale dell’acquario, inserire sia piante a crescita veloce che a crescita lenta. In tal modo si contrasta la crescita delle alghe e non si crea una situazione di forte competizione tra le piante per la nutrizione.
    4. Un acquario guadagna sicuramente in naturalezza con l’inserimento di due tipologie di piante, spesso trascurate, che donano al complesso una marcia in più:
    - Le piante epifite, ossia quelle piante che utilizzano come sostegno un legno o una
    roccia, radicando su di esso.
    È possibile fissare una pianta epifita (o un muschio) su un supporto utilizzando del semplice filo di nylon, il quale verrà rimosso quando la pianta appare radicata al supporto ed in grado di rimanerne aggrappata autonomamente. Il filo utilizzato per fissare un muschio, invece, non deve essere rimosso, sarà il muschio stesso a coprirlo fino a farlo scomparire dalla vista.
    Alcuni esempi di piante epifite asiatiche:
    - - Microsorium, per citare le specie più conosciute: pteropus, windelov e narrow.
    Presenta un portamento cespuglioso con foglie verde chiaro allungate (il narrow le ha più sottili e lunghe, il windelov le ha frastagliate all’apice). Si tratta di una pianta che si adatta facilmente alle condizioni più disparate, può essere collocata in acquari con luce bassa ed anche in zone d’ombra. È sufficiente una
    blanda fertilizzazione per mantenerla sana. La crescita è lenta.
    - - Bolbitis heteroclita.
    Ha foglie ampie, leggermente ondulate, che terminano a punta, di colore verde chiaro. Questa pianta è adatta anche ad acquari con scarsa illuminazione o ad essere collocata in zone d’ombra. È sufficiente una blanda fertilizzazione per mantenerla sana.
    La crescita è lenta.
    - - Higrophila pinnatifida.
    La pianta si sviluppa lungo uno stelo marrone/rosse dal quale partono diverse foglie dentellate verde scuro, la cui pagina inferiore può diventare viola in presenza di una intensa illuminazione, CO2 ed una buona fertilizzazione. Se adatta anche a vivere con una scarsa illuminazione, purché sia posizionata nel proprio sotto le lampade. Getta velocemente nuove piantine, ma la crescita di ciascuna è piuttosto lenta.

    - - Muschi, si adattano alle condizioni più disparate, possono essere tranquillamente inseriti in acquari con scarsa illuminazione e fertilizzazione blanda o assente.
    Tra i più conosciuti:
     Appartenenti al genere Vesicularia:
    - Christmas (Vesicularia montagnei)
    - Weeping (Vesicularia ferrei)
     Appartenenti al genere Taxyphillum:
    - Java (Taxyphillum barbieri)
    - Taiwan (Taxyphillum alernans) - Spiky (Taxyphillum sp. Spiky)
    - Flame (Taxyphillum sp. Flame)
     Appartenenti al genere Fissidens:
    - Fontanus
    - Nobilis
     Appartenenti al genere Aneuraceae: Riccardia chamedryfolia.
     Appartenenti al genere Ricciaeae: Riccia fluitans.
     Le piante galleggianti, ossia quelle piante che non radicano, ma si limitano a galleggiare in superficie, particolarmente sceniche in acquari aperti.

    Le piante galleggianti sono ottime consumatrici di nitrati e fosfati, per questa ragione vengono spesso inserite in acquari nuovi per contrastare le alghe.
    Possono vivere con un’illuminazione bassa/media, purché sia garantito un congruo apporto di elementi nutritivi; infatti, essendo piante a crescita veloce, possono andare presto in deficit di nutrimento, ed ingiallire.

    Alcuni esempi di piante galleggianti cosmopolite:
    - - Lemna minor.
    Nota anche come “lenticchia d’acqua” è una piccola pianta galleggiante comporta al massimo da quattro foglioline di pochi millimetri. Le radici sono lunghe al più 2-3 cm composte da filamenti singoli. La Lemna minor è un ottimo indicatore della presenza di ferro in acquario, infatti se la pagina inferiore della
    foglia diviene viola, significa che la quantità di ferro è ottimale. Molti pesci e gasteropodi trovano in questa pianta una fonte di nutrimento.
    - - Pistia strationes.
    Presenta foglie tondeggianti ricoperte di peluria, disposte in cerchio. Il diametro di una singola pianta in acquario può raggiungere i 5 cm, con radici ramificate lunghe fino ad 8 cm.
    - - Salvinia.
    Si tratta di una pianta galleggiante composta da due foglie tondeggianti, lunghe al più 0,5 cm, con radici di 2 cm. La singola piantina getta un “cordone” dal quale se ne sviluppa un’altra, la quale compie lo stesso lavoro, con il risultato che la Salvinia si presenta come una catena costituita da intervalli di due foglie in due foglie, tanto che sembra essere la “catena” una singola pianta, mentre invece essa è in realtà composta da più piantine, ognuna delle quali con il proprio apparato radicale.
    - - Eichornia crassipes.
    Nota anche come “Giacinto d’acqua”, questa pianta presenta foglie ovali, spesse e lucide, il cui picciolo è rigonfio d’aria per favorire il galleggiamento. Può raggiungere i 15 cm di diametro e i 30 cm di altezza (comprese le radici). Con le giuste condizioni fiorisce.