• Betta schalleri: esperienza di allevamento e riproduzione

    Di Marco Marsili (MarZissimo)
    Articolo pubblicato su Bettazine n°5 - Novembre 2012

    All'inizio dell'autunno del 2011 era alle stelle. Avevo appena finito di tirar su la mia prima covata di Betta unimaculata e non vedevo l'ora di tuffarmi in un'altra avventura. Fu proprio in occasione dell'AcquaBeach 2011 che vidi, di fronte al tavolo di esposizione AIB, una vasca di un mio carissimo amico che in questa sede ringrazio ancora una volta, in cui nuotavano tre pesci un pò schivi e dai colori piuttosto scuri.
    "Patrick, ma che pesci sono quelli?"
    "Sono Betta schalleri, Marzo."

    E da lì tutto è cominciato....

    Una breve presentazione Il Betta schalleri è stato ritrovato nell'isola di Bangka, a 5km a nord dalla città di Payung lungo la strada verso Pangkalpinang (la capitale), in Indonesia. L'isola di Bangka ha una superficie di circa 12 mila km quadrati e una popolazione di circa 630 mila abitanti. Essa è divisa a ovest dalla costa orientale del Sumatra dallo stretto di Bangka - una "striscia" di mare lunga 180km e larga dagli 11 ai 27km - e a nord è bagnata dal Mar Cinese Meridionale, a sud dal Mar di Giava e a est è divisa dall'isola di Belitung dallo stretto di Gaspar.


    Nella cartina è evidenziata la posizione dell'isola di Bangka. Fonte: Wikipedia

    Il territorio dell'isola è prevalentemente collinoso e coperto di acquitrini, mentre per quanto riguarda la temperatura, essa staziona su range medio-alti, con una variazione (stime relative alla zona di Payung) di 6-7°C tra massima e minima, che di solito sono rispettivamente 32 e 24 gradi centigradi in tutta la durata dell'anno solare, con punte di massimo o minimo che poco si distaccano dai numeri menzionati poc'anzi.
    Questa specie fa parte del complesso Pugnax, che comprende:

    Betta apollon (Schindler & Schmidt, 2006)
    Betta breviobesus (Tan and Kottelat, 1998)
    Betta cracens (Tan & Ng, 2005)
    Betta enisae (Kottelat, 1995)
    Betta ferox (Schindler & Schmidt, 2006)
    Betta fusca (Regan, 1910)
    Betta kuehnei (Schindler & Schmidt, 2009)
    Betta lehi (Tan & Ng, 2005)
    Betta pallida (Schindler & Schmidt, 2004)
    Betta prima (Kottelat, 1994)
    Betta pugnax (Cantor, 1849)
    Betta pulchra (Tan and Tan, 1996)
    Betta raja (Tan & Ng, 2005)
    Betta schalleri (Kottelat and Ng, 1994)
    Betta stigmosa (Tan & Ng, 2005)
    Come altri esponenti dello stesso complesso anche questa specie raggiunge dimensioni degne di nota, quindi non stiamo più parlando del pesciolino da 3,5cm...bensì di un bestione adulto (specialmente la femmina) da 10-12cm con un bel caratterino. Infatti non è raro vedere parate ed inseguimenti anche abbastanza decisi tra esemplari della stessa specie, in particolar modo tra individui dello stesso sesso.
    Altra caratteristica che possiamo ricondurre anche agli altri esponenti del medesimo complesso è quella di essere un incubatore orale paterno, con un periodo di incubazione che varia dai 10 ai 15 giorni, con una media di 12.


    Betta schalleri, coppia

    In natura sono stati ritrovati in corsi d'acqua con moderata corrente, fondale argilloso, e relativamente poco profondo. La luce che filtra attraverso le piante emerse e incide sulla superficie è poca e tutto l'ambiente è circondato da detriti e foglie secche, che sono ben presenti anche sul fondo e lungo le sponde dello specchio d'acqua. In un ambiente simile è chiaro che il pesce si senta al sicuro e vi si è adattato adottando un pattern marrone scuro, molto poco appariscente. Le poche scaglie iridescenti sono ben presenti, come nella maggior parte degli incubatori orali appartenenti al complesso Pugnax, negli opercoli branchiali dei maschi adulti, il che risulta essere anche una chiave distintiva molto utile nel sessaggio degli esemplari di questa specie. Come è stato detto in precedenza si tratta di un pesce molto grande per la sua famiglia, che può raggiungere anche i 12 centimetri, soprattutto con le femmine, che al contrario dei maschi che incubando sopportano alcuni giorni di digiuno, possono alimentarsi senza restrizioni. La pinna anale è molto più sviluppata nei maschi, che al contrario delle femmine tendono ad apparire più esili anche come corporatura. La caudale è arrotondata nelle femmine, mentre termina a punta, quasi a ricordare una coda "a spada" presente in molte selezioni di altri pesci (penso ai guppy in primo luogo, per fare un esempio), nei maschi. Le ventrali terminano con dei filamenti molto lunghi nei maschi e di pochi centimetri nelle femmine.


    Gruppo di B. schalleri

    Come allevarli
    Sono pesci molto molto robusti, ma non per questo possono venir meno quelle che sono le caratteristiche chimico/fisiche della vasca destinata ad ospitarli.
    Come già accennato si tratta di pesci di media taglia con un carattere non troppo docile, per cui almeno 80cm (un metro ancora meglio) di lato lungo lo pretendono, così come un allestimento fatto di moltissimi nascondigli, moltissime barriere visive e un fitto strato sul fondo fatto di foglie secche.
    Per ammirare i loro comportamenti e la loro livrea, la vasca deve essere scura, con pochissima luce che incide direttamente sul fondo, quindi molto importanti sono anche una fitta vegetazione superficiale unita in caso ad eventuali pezzi di legno/sughero galleggianti, utilissimi a schermare i raggi luminosi.
    L'acqua deve essere abbastanza acida (ph < 6,5), non troppo dura (conducibilità < 150us) e ricca di tannini. In questo caso può essere utile l'utilizzo della torba sia all'interno del filtro, sia posta sul fondo della vasca, insieme alle foglie secche, che contribuiranno anch'esse al rilascio dei tannini che saranno responsabili dell'ingiallimento dell'acqua.
    Per la temperatura basta fare riferimento ai valori riportati in precedenza relativi al luogo di origine, e abbassarli di tre/quattro grandi per avere una stima grossolana della temperatura da impostare nella vasca di allevamento, che secondo quanto detto viene ad essere un valore compreso tra 20° e 28° con un buon valor medio di 24 gradi centigradi, preferibilmente da far oscillare di poco secondo variazione stagionale.

    Per quanto riguarda l'alimentazione è possibile davvero sbizzarrirsi con quasi tutto il cibo vivo che solitamente si somministra in acquariofilia, ovvero camole della farina e del miele -dosate con parsimonia perchè molto grasse- , piccoli grilli, lobrichi -utilissimi per far riprendere un maschio in seguito ad un digiuno forzato causa incubazione-, drosophyle, enchitrei, dafnie, artemie adulte, bloodworms, chironomus e chi più ne ha più ne metta.
    Ovviamente se il cibo non dovesse essere disponibile è possibile ripiegare sul congelato di buona qualità e solo saltuariamente, in casi di vera emergenza, esemplari d'allevamento non disdegnano nemmeno il secco.

    Veniamo ora alla riproduzione. Come scritto in precedenza si tratta di un incubatore orale paterno, quindi anche in questo caso, come avviene solitamente, è la femmina che prende l'iniziativa cercando un maschio disponibile all'accoppiamento. Una volta trovata "l'intesa" con l'esemplare del sesso opposto i due cercano un luogo riparato preferibilmente sopra una superficie liscia e a mezz'acqua si accoppiano secondo il classico abbraccio in cui il maschio cinge la femmina in una sorta appunto di "abbraccio", e nel mentre lei, posizionata in verticale e in uno stato di trance, espelle le uova, mentre lui espelle lo sperma che andrà a fecondarle.


    Betta schalleri, femmina

    Una volta eseguito questo rituale è la femmina che si incarica di raccogliere con la bocca le uova appena fecondate, e una volta raccolte, le "passa" al maschio che le "riceve" al volo, con la bocca, iniziando l'incubazione.
    Questo procedimento viene ripetuto moltissime volte, fino a che la femmina ha esaurito tutte le uova che aveva prodotto.
    A tale riguardo mi preme avvisare che è una specie molto prolifica e non è raro trovarsi davanti covate di più di cento avannotti e quindi è bene prevedere già da subito una eventuale sistemazione di questi ultimi.
    Importante, come in tutti gli incubatori orali paterni, impostare la colonia iniziale con una sex-ratio sbilanciata in favore dei maschi, perchè in questo modo la femmina, che è un vero e proprio motorino generatore di uova, riesce ad alternare i partner, non costringendo sempre lo stesso maschio a dei priodi di digiuno forzato continui che alla lunga potrebbero accorciargli notevolmente l'aspettativa di vita. Questa "debolezza", in questo caso attribuita al sesso maschile, è anche la ragione per cui nelle covate delle specie incubatori orali è frequente avere una sex-ratio sbilanciata in favore del sesso dell'incubatore.


    Betta schalleri, maschio

    La mia storia
    Ed eccoci arrivati alla mia esperienza...
    Riprendo da dove mi ero fermato, ovvero al dialogo con il buon Patrick Egger.
    "Allora me li prenoto tutti e tre"
    "Va bene, sono due maschi e una femmina", rispose Patrick.
    Al termine della manifestazione, ritirati i pesci, mi sono rimesso in macchina con direzione Ancona.
    Dopo un viaggio di ritorno "della speranza" (ho dormito tre ore in tutto i due giorni della fiera) sono arrivato a casa la sera tardi e senza pensare a molto ho messo il trio di Betta nel cubo da 150 litri con dimenione 50x50x55cm, dimora invernale dei miei Macropodus spechti che nel frattempo si godevano le vacanze nel mio balcone in una tinozza da 130l.
    Allestimento assolutamente spartano con un mazzo enorme di rami/foglie di quercia e della Vallisneria piantata un pò all'ombra del cassettone contenente la parte esterna con felce e Hydrocotyle piantate in emerso e volgenti "a cascata" sullo specchio d'acqua.
    La vasca era rimenpita con un mix al 50% di acqua di rubinetto e osmosi. Temperatura sui 27-28° non di più (fortunatamente anche se in quel periodo faceva molto caldo -ricordo erano gli inizi di Settembre- non ho avuto picchi di afa e calura all'interno della casa). Dopo aver inserito il mazzo di quercia e i pesci ho spento tutto, cervello compreso e sono andato a riposare....per dodici ore consecutive (ero proprio alla frutta).
    Il giorno seguente era quello decisivo, perchè non solo speravo che fossero tutti vivi, ma avevo ancora "l'incognita cibo", e sebbene avessi tarme, vermi e artemie vivi, ero un pò scettico sul surgelato...per non parlare del granulare.
    Appena arrivato di fronte alla vasca ho visto la femmina molto attiva, mentre i maschi erano messi malino...uno in particolare era in primo piano sul fondo con la livrea che mostrava evidenti segni di stress. Dopo aver fatto i vari scongiuri del caso ho pensato di offrire catappa in quantità industriali (6 foglione) e di provare a invogliarli con delle tarme della farina.


    Close-up della testa di un maschio

    Appena messa giù, la prima se l'è aggiudicata la femmina (come previsto), la seconda un maschio e fortunatamente il terzo esemplare ha avuto anche lui la sua dose di cibo, fiondandosi sull'ultima tarma che ho somministrato. Per "contorno" ho fatto piovere un bel pò di artemie surgelate che con mia grande gioia hanno fatto impazzire i pesci che si sono subito riattivati e hanno spazzolato tutto in poco tempo.
    Il giorno seguente quando mi sono alzato sono andato subito a vedere come stavano e ho subito notato che la femmina aveva un comportamento strano: andava in parata davanti ai due maschi, alternandosi con uno e con l'altro, mettendosi in posizione verticale a pinne spiegate, con il dorso rivolto verso il maschio e la testa all'ingiù. Questi rispondevano nei primi momenti, ma poi sembravano non curarsene molto.
    Ho somministrato un lauto pasto a base di chironomus bianco misto ad artemia surgelati e poi, mentre ero lì uno dei due maschi, finito il pasto, ha deciso che era ora di accoppiarsi davanti ai miei occhi. In realtà come è successo per gli unimaculata io ho visto soltanto le prove di abbraccio, e appena ho realizzato cosa stava succedendo ho subito staccato la faccia dalla vasca e sono andato via lasciandoli in pace, pieno di gioia.
    La stessa sera, dopo cena, sono andato a controllare ed effettivamente la femmina e uno dei due maschi andavano "in coppia" in giro per la vasca, mentre il terzo mi fece prendere uno spavento perchè era diventato invisibile in mezzo alle foglie di quercia, che gli offrivano un ottimo riparo da tutti, sia dagli occhi dei curiosi, sia degli altri due.


    Betta schalleri, maschio che incuba

    In quella posizione altro non faceva se non "ruminare" le sue uova all'intrno della bocca.
    Purtroppo non ho visto nessun avannotto a seguito di quella incubazione, forse perchè erano appena arrivati nella nuova sistemazione, forse perchè erano ancora stressati dal viaggio, oppure perchè, come mi sono reso conto successivamente, la sistemazione che avevo offerto io era del tutto inadatta. Infatti come ho detto in precedenza ho scoperto che questi pesci hanno un bel caratterino, e un cubo, seppur dal litraggio importante, è sicuramente una sistemazione non consona ad un tio adulto, per cui mi sono ripromesso che in poco tempo avrei trovato per loro una sistemazione più consona.
    Purtroppo i giorni scorrevano e gli impegni tra università e lavoro si accavallavano, per cui non sono mai stato in grado di mantenere la parola data.
    I pesci dal canto loro crescevano e ogni tanto si sfidavano in parate intimidatorie e qualche rincorsa, ma senza tragedie. L'unico problema era appunto la mancanza per il maschio in incubazione -le riproduzioni infatti nel frattempo fioccavano-, di un luogo sicuro e appartato dove gli altri due non potessero trovarlo.
    Di isolare il maschio mentre incubava nella classica sala parto in rete non se ne parlava, era troppo grande e non mi andava assolutamente di fargli spendere un altro periodo di stress in così poco spazio.


    Betta schalleri, a sin. femmina, a destra subadulto

    La soluzione al mio problema me la diedero i pesci stessi. Un bel giorno infatti mentre me ne stavo a programmare sul tavolo della sala, con la coda dell'occhio sempre curioso in merito a cosa accadeva nel cubo, ho intravisto qualcosa di piccolo muoversi. Ho pensato subito: "che bello della microfauna che cresce in vasca", mi sono girato per bene e con sommo stupore ho visto un avannotto grande come un guppy appena partorito che mi salutava da dentro la vasca, nascosto tra i rami dell'Hydrocotyle.
    Inutile dire che ne cercai altri, ma non trovai nulla, e cercando di pescare il supersite ottenni solo l'effetto contrario: appena vide il retino, sparì nella fitta vegetazione.
    Un pò dispiaciuto chiusi tutto e andai a cena, per poi però ritornare con il muso attaccato al vetro, per vedere come se la passava il mio piccolo amico.
    Improvvisamente mi maccorsi essercene più di uno, e così cercai in tutti i modi, con un secondo tentativo, di isolare i due malcapitati.
    Anche questo tentativo fallì miseramente, e a quel punto decisi di lasciar perdere e seguire il detto "come va, va."
    Dopo tre mesi la colonia aveva alcuni esemplari in più. Ebbene si, i piccoli sono sopravvissuti e si sono rivelati essere in buon numero: addirittura cinque!

    Ringraziamenti
    Mi sento, arrivato alla fine di questo articolo, in dovere di ringraziare l'AIB per avermi dato l'opportunità di pubblicarlo, ed infine tutti gli amici che mi hanno aiutato nell'allevamento di questi pesci; amici che non solo mi hanno fatto notare i miei errori, ma mi hanno anche spinto a migliorare e con me anche la qualità della vita dei miei pesci, che oggi potete osservare nelle vasche del socio Gastone, che ringrazio personalmente per avermi concesso di pubblicare su questo articolo le sue bellissime foto.
    Spero di avervi messo un grillo in testa, e che quando avrete una vasca vuota da almeno 80-100cm di lato lungo, ripenserete a questo articolo e magari vi verrà vogli di allevare questo splendido pesce, che con la sua maestosità e imponenza vi ripagherà di tutte le fatiche e di tutto l'impegno che impiegherete per allevarlo al meglio.