• Betta mahachaiensis: esperienza di allevamento e riproduzione

    di Alberto Montalbetti

    Il Betta mahachaiensis – ex Betta sp. Mahachai – è un rappresentante del grande e variegato genere "Betta" e, insieme ai suoi cugini splendens, smaragdina, imbellis e stiktos, appartiene al cosiddetto "complesso splendens". Un gruppo di anabantidi, costruttori di nidi di bolle con molte somiglianze ma che sono considerati specie distinte.
    Questo Betta prende il nome dal suo luogo d'origine, il Maha-Chai, una regione nel nord-est della Thailandia. Ritenuto un tempo una specie frutto dell'ibridazione tra Betta smaragdina e Betta splendens, il mahachaiensis è stato da poco riconosciuto ufficialmente come specie autonoma, a seguito di numerose verifiche che hanno accertato come la specie risieda anche in posti dove le due specie anzidette non coesistono. In natura questo pesce abita le immense paludi torbide e salmastre circondate dalla palma autoctona Nypa fruticans e costruisce il suo nido di bolle al riparo dei suoi tronchi. Purtroppo però, oggi la specie è seriamente minacciata dall'inquinamento, dall'urbanizzazione e dagli allevamenti limitrofi di gamberi che sottraggono il sale dalle sue acque.
    Il maschio di mahachaiensis è di una colorazione iridescente verdognola/bluastra, con screziature rosse specialmente su pinna caudale e anale, il colore di base è nero, le pinne sono più sviluppate che nella femmina e quando va in "parata" ricorda la forma tradizionale di uno splendens selvatico, ovvero quella che viene chiamata "traditional plakat".
    Il carattere dei maschi è mite e socievole con le femmine e le coppie possono convivere tutto sommato anche in spazi ridotti, fatta eccezione per il corteggiamento e la fase post accoppiamento. Se tenuti in spazi adeguati e con molta vegetazione è possibile mantenere anche più maschi in una sola vasca.
    La femmina risulta di un colore marroncino con poche iridescenze, accentuate per la maggior parte sul corpo. Se sottomessa o stressata può presentare delle righe orizzontali di un marrone più marcato. Come tutti gli appartenenti al complesso splendens, anch'essa mostra le cosiddette "bande verticali", segno inconfutabile della predisposizione all'accoppiamento.
    Il rituale di corteggiamento è molto singolare e differisce lievemente da quello dello splendens, a cui siamo abituati ad assistere: mentre la femmina resta immobile, con la livrea di sottomissione e in posizione supina con capo abbassato, il maschio le sfreccia intorno, paralizzandosi ad ogni scatto e spiegando le pinne in tutta la loro bellezza. A differenza degli splendens, questa cosa può avvenire anche in orizzontale, ovvero il maschio può mettersi "sdraiato" su un fianco, sotto o sopra la femmina, per corteggiarla.
    Essendo cosiddetti "costruttori di nido", il maschio costruisce un nido di bolle sulla superficie dell'acqua in cui attacca con la bocca le uova che raccoglie insieme alla femmina durante l'accoppiamento. Le cure parentali sono prerogativa del maschio che accudirà le uova prima, e i piccoli poi, fino alla fase di "nuoto libero" ovvero quando i piccoli, riassorbito interamente il sacco vitellino, cominceranno a nuotare autonomamente. La femmina invece, finito l'accoppiamento, viene scacciata con veemenza dal maschio e dovrà dunque essere tolta, sia per lasciare che il maschio si prenda cura esclusivamente del nido, sia per rifocillare lei dalle fatiche della deposizione. Se tenuti assieme ed alimentati correttamente, maschio e femmina possono dar luogo ad accoppiamenti periodici arrivando a diventare quasi "infestanti" per le molte riproduzioni e l'elevato numero di piccoli per covata.
    Maschio

    Sono venuto in possesso di questi affascinanti pesci quasi per caso e con molta fortuna avendo conosciuto una persona straordinaria di nome Stefano che me ne regalò una coppia nel Settembre 2011, figlia di due esemplari da lui catturati proprio nel loro luogo d'origine. Era già da un po' che mi frullava per la testa l'idea di cimentarmi nell'allevamento di un illustre "wild", un Betta selvatico, e mi stavo orientando su degli albimarginata o su dei channoides, così avevo allestito un cubo in vetro per ospitare una delle suddette coppie, quando l'avessi trovata. Purtroppo (o per fortuna) il fato volle che non riuscissi a trovare tali esemplari e così, all'offerta di Stefano, mi "accontentai" dei mahachaiensis. Ad oggi vi posso assicurare che non cambierei minimamente questi pesci con nessun'altro, tante sono le soddisfazioni che mi stanno dando, al punto che mi sto adoperando per cercare di radunare da me, e in seguito diffondere in Italia, tutti i rappresentanti di questo meraviglioso complesso.
    Alloggiai dunque la mia coppia nel piccolo cubo di 15 lt netti; come fondo usai del ghiaino marrone, aggiunsi qualche galleggiante,del Ceratophyllum, mezza noce di cocco e un tronchetto con due Anubias legate, foglie di Catappa e Quercia a volontà e, come filtrazione, optai per un filtrino a cascata appositamente modificato con cannolicchi. Termoriscaldatore puntato a 26° C e acqua con PH 7,5.
    Su consiglio del buon amico Marco (MarZissimo), una volta che la coppia si fu ambientata, cominciai con l'aggiunta del sale in misura di 1gr/lt. Ne misi 15gr in una bottiglia da un litro di acqua nuova, dopodiché tolsi un litro di acqua dalla vasca e aggiunsi quella salata.
    Lasciai la coppia a riposo per circa un mese senza fare più cambi d'acqua, la vasca era ormai ampiamente matura e tutto filava liscio, mi limitavo soltanto ad alimentare la coppia due volte al giorno con abbondante surgelato (Chironomus, Dafnie, larve di zanzara Culex e Artemia). Non ho mai fornito loro cibi secchi, sia perché li ritengo "innaturali", sia perché, con un alimentazione così variata, non l'ho mai ritenuto indispensabile. Aggiunsi poi, come avevo visto fare in rete, un portarullini nero in prossimità della superficie dell'acqua, nella speranza che il maschio vi costruisse dentro il nido....


    Nido con le uova


    Il maschio mentre cura le uova

    Il tempo passava e la speranza di riprodurre questi pesci si affievoliva sempre più quando, un giorno, di ritorno dal lavoro, accendendo le luci, vidi la femmina gonfissima di uova che, mentre si spostava, ne perdeva alcune. La delusione mi pervase, il maschio era sparito e guardando dall'alto non si scorgeva nessun nido.
    Andai a mangiare e di ritorno mi accorsi che invece il maschio il nido l'aveva fatto, e proprio dentro al portarullini, e che lì dentro si stavano accoppiando davanti ai miei occhi!!!Eccitatissimo, lasciai la coppia al lavoro e tornai anche io al mio. Di ritorno, l'accoppiamento era ormai finito: il maschio faceva da guardia al portarullini e la femmina era nascosta sul fondo. Decisi allora di toglierla, metterla in un'altra vasca in vetro da 15lt e staccare il filtro.Il maschio, nonostante fosse alla sua prima riproduzione, si comportò benissimo, prendendosi cura delle uova (tantissime) e dei piccoli che per questioni di spazio spostò fuori dal portarullini, costruendo un nuovo nido nell'angolo posteriore della vasca. Una volta terminato il suo compito, levai anche lui e lo rimisi con la femmina. Visto che la vasca era già molto piantumata non somministrai agli avannotti alcun cibo per i primi 3 giorni, dopodiché cominciai ad alimentarli con naupli d'Artemia appena schiusi.Nel frattempo, credendo che la vasca in vetro dei genitori perdesse acqua, li spostai provvisoriamente in una vasca in plastica e, a causa del particolare coperchio, non misi il filtro a cascata, lasciando l'acqua già matura (preventivamente filtrata per alcuni giorni dal filtro maturo) ferma in quella vasca e cambiando pochi litri una sola volta in venti giorni.
    La vasca provvisoria era allestita molto spartanamente, con abbondanti gusci di cocco, foglie di castagno e un tronco con una Anubias legata. Questa volta niente fondo, temperatura di 28° C e ph 7,5.
    Un giorno decisi di ripreparare la coppia. Accertatomi che il secondo cubo di vetro non perdesse acqua lo allestii spartanamente con il solito filtro a cascata, delle potature, qualche galleggiante, gusci di cocco, mossball e un tronchetto contorto, in maniera da metterci la femmina e prepararla adeguatamente, tenendola al riparo dal maschio che stava diventando stranamente aggressivo e cominciava a costruire di nuovo il nido.


    Le larve schiuse da poche ore

    Una volta che tutto era pronto mi decisi a catturare la femmina. Mi munii di retino, bicchiere con cui prelevare dell'acqua per ambientare la femmina nella nuova vasca; mi inginocchiai per cercarla e..........INCREDIBILE, mi cadde l'occhio sotto il nido e trovai un altro grappolo di uova!!!
    Richiusi tutto e, non sapendo se i due avessero finito la loro opera, non toccai niente fino alla sera, quando catturai la femmina per metterla nella nuova vasca che, ironia della sorte, avevo allestito per prepararla ad una nuova riproduzione mentre lei si riproduceva là dov'era!
    In entrambe le riproduzioni ho potuto nuotare che, a differenza dei Betta splendens, per i quali si consiglia l'aggiunta di acqua più fresca per stimolare l'accoppiamento, i mahachaiensis prediligono le acque "vecchie" e ben mature.
    Anche in questo caso, le uova si schiusero abbondanti, sotto l'amorevole sguardo del padre che notte e giorno si prendeva cura dei piccoli grazie alla lucina che tenevo accesa appositamente per lui.Altra constatazione che ho potuto fare è che i piccoli, appena nati, sono molto più arzilli e svegli dei comuni Betta splendens d'allevamento e raramente il maschio va a recuperarne uno che cade, limitandosi soltanto a rabboccare il nido con una meticolosità impressionante: l'ho visto raccogliere aria e creare bolle per piu' di 20 volte consecutivamente senza mai fermarsi!!!Una volta finito il suo compito, tolsi di nuovo il maschio e lo rimisi con la femmina nel loro ormai terzo contenitore. Nel frattempo, inserii nella vasca dei nuovi nati un filtro ad aria già maturo con portata bassissima, come fatto in precedenza coi fratelli maggiori della prima covata che intanto crescevano....Portai dunque la terza vasca (un cubo in vetro da 15lt) anch'essa in camera mia, affianco a quella della prima covata; rimisi il filtrino a cascata maturo che un tempo era nella prima vasca e, come riscaldamento, un mini termoriscaldatore da 10w che manteneva la temperatura sui 25/26°C. Alimentai abbondantemente la coppia di nuovo, per far sì che si riprendesse dalle fatiche della riproduzione. Il maschio si dedicò subito alla costruzione di un nuovo nido, ma non detti molto peso alla cosa dato che i due avevano già affrontato una riproduzione una decina di giorni prima e che la temperatura era un po' bassa per una riproduzione... Evidentemente mi sbagliavo! Dopo alcuni giorni dalla costruzione del nido, tornando a casa dal lavoro a mezzogiorno, li scorgevo accoppiarsi per la terza volta!!!
    Preso dalla frenesia, presi la macchina fotografica e per la prima volta riuscii finalmente a godermi appieno questo fantastico momento e a scattare qualche foto!


    1 giorno di vita


    10 giorni di vita


    20 giorni di vita


    30 giorni di vita


    40 giorni di vita


    60 giorni di vita

    Lasciai la coppia al loro lavoro, mentre io tornai al mio. Al mio ritorno, l'accoppiamento era finito e il maschio difendeva il suo nido dalla femmina scacciandola violentemente. Era giunto il momento di spostarla di nuovo nella quarta vasca e di lasciare il padre alla cura del suo bel grappolone di uova sotto una foglia di Pistia.
    Alloggiai la femmina in un nuovo contenitore da 20 litri nel quale misi l'ormai famoso filtro a cascata, tolto dalla vasca dov'era il maschio con le uova.
    La temperatura, leggermente inferiore al solito, ritardò un po' la schiusa e l'abbandono del nido da parte dei piccoli. Nonostante ciò, il maschio li assistette per ben cinque giorni prima che lo togliessi ritenendo che avesse fatto già un bel lavoro anche questa volta.
    Il maschio tolto si riunì di nuovo alla consorte, con la quale convive pacificamente tutt'ora nella loro quarta vasca dedicata, tenuta a temperatura ambiente nella mia fishroom dove allevo Betta Show, che mantiene una temperatura di 24/25° di giorno e 22/23° di notte. Con mio grande sollievo non si sono più riprodotti, forse proprio per le variazioni di temperatura, e lo considero un bene sia per me, che non devo più allestire/accudire incessantemente vasche e avannotti, sia per loro perché incessanti riproduzioni possono portare alla morte di uno o entrambi i partner per sfinimento.
    Attualmente non ho ancora stimato il numero preciso di piccoli mahachaiensis che questa formidabile coppia ha generato, ma credo che si aggiri intorno ai 150 pesci.
    Le ultime due nidiate le sto ancora allevando nei contenitori dove sono nate, mentre quelli della prima nidiata, ormai troppo cresciuti per così poco volume, sono stati spostati in un vascone di plastica da 40 litri. Ho notato molta eterogeneità nella loro crescita, ma nonostante ciò mangiano tutti Artemia e Chironomus surgelati e naturalmente un sacco di naupli appena schiusi. Non ho MAI notato segni di aggressività tra fratelli, neppure in spazi ristretti o troppo affollati e neppure da parte dei più grandi nei confronti dei piu' piccoli.

    Concludendo, per essere la mia prima esperienza con un Betta che non sia il solito splendens, mi sono divertito parecchio e credo anche che questi pesci non abbiano nulla da invidiare a nessun altro pesce d'acquario. Spero che un giorno molta più gente si dedichi ad allevarli in Italia e che, come i loro cugini stra-selezionati, possano partecipare e gareggiare in sezioni a loro dedicate nelle esposizioni. Il tutto senza però storpiare la loro vera natura e mantenendo invariata la loro biodiversità, che li rende unici e inimitabili.
    In un mondo che rapidamente cambia saremo costretti, prima o poi, a vederli sparire dai loro luoghi d'origine e tutto starà a quello che gli allevatori avranno fatto in precedenza, per garantire anche ai loro figli di vedere ciò che ormai in natura va scomparendo!