• Facciamolo strano: tre modi diversi di riprodurre Betta splendens

    di Matteo Grassi


    La missione Riproduzione è al conto alla rovescia, la vostra coppia è stata accuratamente preparata, allenata e nutrita per essere forte, affiatata e pronta all’accoppiamento; tutto procede secondo i piani; dalla vostra cabina di controllo verificate gli indicatori: temperatura, luci, bolle, righe verticali, ovodepositore, sembra tutto sotto controllo. Ma ecco che qualcosa inizia ad andare storto. La manovra di allineamento è imprecisa, l’abbraccio incerto, le uova non compaiono. Il maschio se le mangia! Anzi, la femmina se ne va e le espelle per conto suo! In un momento tutto va a rotoli e spesso non c’è niente altro da fare che interrompere la missione, correre in aiuto dell’“equipaggio” con una scialuppa, pardon, una bottiglia di salvataggio e riportarli nelle loro vasche.Quando incontriamo un problema che impedisce di portare a termine una riproduzione, magari proprio degli esemplari belli del nostro allevamento, iniziamo a scervellarci alla ricerca di un’idea per aggirare l’ostacolo. Ecco allora tre storie di accoppiamenti diversi dal solito. Per ispirarsi...

    Mantenere il maschio con gli avannotti (Father with fry)

    La regola comune nel riprodurre i Betta è di mantenere il maschio con i piccoli finché gli avannotti sono in grado di nuotare in orizzontale, tre o quattro giorni dopo l’accoppiamento, poi separarlo da loro. E' però interessante sapere che alcuni allevatori non seguono questa regola fino in fondo. Un primo metodo alternativo, forse il più estremo, consiste nel mantenere il maschio con i piccoli fino alla prima maturità (da un mese e mezzo in poi), quando è il momento di separare i maschi perché si sviluppino completamente. Personalmente, sono stato testimone di questa esperienza circa un anno e mezzo fa.

    La vasca prima dell'inserimento del polionda e dei pesci.

    L'idea di provare era nata osservando il comportamento di un maschio che, per un'emergenza tecnica, era stato spostato forzatamente in acquario di Guppy. Qui, contrariamente alle attese, si era dimostrato assolutamente imperturbabile. Non reagiva alla loro vista e manteneva sempre la massima calma anche quando i giovani Guppy sfrecciavano per tutta la vasca in cerca di mangime: più che un betta... un bonzo tibetano. Perché non metterlo alla prova coi suoi avannotti?

    L'accoppiamento si è svolto in un acquario tradizionale da 35 litri netti, non troppo piantumato, con un fondo normale e filtraggio biologico. Il filtro non è mai stato spento ma ridotto al minimo e soprattutto "isolato" con un pannello di polionda che lasciasse passare l'acqua solo dai bordi a contatto con i vetri.

    Il maschio, un Veil Tail solid red a base chiara si è accoppiato con una femmina VT cambodian red di poco più anziana, in maniera del tutto normale. Ma non è stato separato dai piccoli per un mese e mezzo. In tutto questo periodo il filtro è stato sempre in funzione, sebbene con una circolazione dell’acqua minima. Il padre è stato sempre alimentato in maniera adeguata, aggiungendo ai naupli di artemia (per i piccoli) del granulare per lui. Dalla deposizione sono nati una ventina di avannotti che hanno raggiunto la fase di nuoto orizzontale e sono sopravvissuti in numero invariato fino alla fine dell’esperienza, quando dopo lo svezzamento, attorno alla sesta settimana, si è incominciato a separarli.

    Un esemplare maschio sub-adulto ancora in compagnia dei fratelli

    La presenza del filtro ha consentito di fornire cibo in modo più abbondante ed evitare allo steso tempo cicli pulizia particolari, procedendo solo ai cambi d’acqua quindicinali tipici di un acquario maturo. A confronto con una riproduzione avvenuta nello stesso periodo, ma secondo la tecnica classica, gli avannotti cresciuti col padre sono maturati più rapidamente e restati più omogenei tra loro per dimensioni, come se avessero incamerato un piccolo vantaggio..

    Un maschio cresciuto col padre per le prime 5 settimane di vita, fotografato a quattro mesi di età (il betta box, riconoscibile dallo sfondo, è stato usato solo come set fotografico e non come vasca permanente)

    Nel corso della prima settimana il padre ha spesso tentato di raccogliere i piccoli in bocca per tenerli nel nido. Uno spettacolo un po’ impressionante all’inizio, perché è in grado di tenere in bocca anche sei o sette avannotti senza difficoltà per lungo tempo, dando l’impressione di mangiarli. Ma li ha sempre risputati indenni e, tra la seconda e la terza settimana, ha interrotto questo comportamento e il nido è stato abbandonato.La cosa più interessante di questi casi di accrescimento col padre sembra essere proprio la maggior velocità di crescita dei piccoli, anche se con numeri superiori di avannotti è molto probabile che il maschio operi in maniera selettiva, eliminando gli avannotti più deboli per lasciare più spazio e cibo ai maggiori e a se stesso. Naturalmente, non è detto che questa selezione privilegi gli esemplari più belli. In questo caso la cosa ha funzionato senza perdite, anche se molti comportamenti possono essere occasionali e un singolo evento non fa una regola.Comunque questa tecnica consente una minor richiesta di cura dell’ambiente di accrescimento, minori cambi parziali di acqua e maggiore alimentazione degli avannotti senza rischio di inquinamento dell'acqua. Resta però una cosa da provare con molta attenzione, che dipende in maniera difficilmente prevedibile dal carattere del maschio, usando per sicurezza vasche molto più spazioe, piantumate e matura. E vigilando per intervenire se succede il peggio.Schiudere le uova senza il maschioJim Sonnier, uno dei decani dell’allevamento di Betta in America, ha più volte spiegato che lui rimuove sempre il maschio il giorno successivo all’accoppiamento. Quindi ben prima che gli avannotti abbiano esaurito il sacco vitellino e inizino a nuotare orizzontalmente.In questo modo riduce drasticamente il rischio di maschi che si cibino delle uova nel nido. Come si sa infatti, non solo alcuni esemplari hanno questo vizio, ma una volta che lo hanno fatto, non smettono facilmente. Ecco una tecnica da provare per forza se uno dei vostri riproduttori più belli ha una certa predilezione per le uova.L’azione del maschio durante i giorni che precedono l’inizio del nuoto orizzontale è molto importante dal punto di vista igienico, impedisce infatti lo sviluppo di funghi che, in poco tempo, possono devastare l’intera covata. Ma con alcuni accorgimenti si può portare a termine un certo numero di schiuse anche senza le cure parentali del maschio.

    Un primo metodo consiste nel mantenere le uova nel nido e provvedere a rimuovere con una sifonatura accurata le uova che cadono sul fondo e non si schiudono, per evitare che imputridiscano. A questo scopo si può adottare una cannuccia o un tubo molto piccolo, del diametro di un tubicino di areatore, con cui aspirare l’acqua localmente senza smuovere eccessivamente il nido. Ad esempio i tubicini per i drip system venduti nei vivai, rigidi e quindi facili da indirizzare con precisione nella zona da sifonare.Purtroppo le uova possono ammuffire anche senza cadere dal nido e compromettere tutte le uova che gli sono a contatto, con l’effetto di decimare la covata in poco tempo. Quindi è necessario adottare alcuni altri accorgimenti come garantire un minimo di areazione dell’acqua con un areatore oppure un filtro ad aria, oppure diluire in acqua un fungicida a base di acriflavina – ad esempio una goccia di micowert ogni litro d’acqua.

    Un accorgimento ulteriore consiste nell’usare una piccola vaschetta galleggiante, tipo sala parto da poecilidi, per raccogliere le uova togliendole fisicamente dal nido e lasciando che cadano e si separino tra loro sul fondo sospeso della vaschetta, aiutandosi con una piccola siringa o una pipetta da medicinali. Tenendo le uova fuori dal nido, separate tra loro, si riduce il rischio che un uovo ammuffito rovini le altre e l’acqua nella sala parto potrà inoltre essere areata e movimentata usando una piccola pompa meccanica, operante al minimo, sulla cui uscita inserire un tubicino simile a quello per aeratori. Può essere utile anche un contenitore bucato il cui fondo sia costituito da un retino da setaccio per artemie. Secondo alcune esperienze pubblicate su bettysplendens.com questi accorgimenti determinano un incremento importante dei tassi di schiusa. Inoltre, se la vaschetta presenta delle fessure nella metà superiore delle pareti, le uova continueranno a muoversi delicatamente sul fondo e, una volta schiuse, gli avannotti pronti a nuotare saranno in grado di uscire dalle fessure di ricambio laterali, portandosi nella vasca esterna pulita e spaziosa.
    Due schemi alternativi per muovere l’acqua nella vaschetta in cui sono collocate le uova da schiudere. Soluzione A, con una pompa ad aria e B, con un aeratore a pietra porosa. La vaschetta deve essere immersa nella vasca di accrescimento e il movimento deve smuovere appena, molto delicatamente, l'acqua attorno alle uova. Nel caso A si dovrà usare un raccordo in gomma per ridurre la portata della pompa e un tubo di piccolo diametro, eventualmente bucherellato.

    Naturalmente le percentuali di schiusa non sono garantite, ma sarà forse l’unico metodo collaudato di portare a buon fine la riproduzione con genitori che mangiano le uova. Per chi è alle prime esperienza, meglio aspettate sempre di aver portato a termine una riproduzione per saper distinguere un maschio che mangia le uova da uno che semplicemente le pulisce con la bocca per poi rimetterle nel nido, o che sta solo eliminando le uova non fecondate prima che ammuffiscano.

    La tecnica del “refugium”
    Nel forum Jura Betta, Claire Pavia, tra i più noti giudici IBC d'Europa, descrive una tecnica di accrescimento degli avannotti basata sul "refugium". E' molto interessante perché permette, teoricamente, di far crescere gli avannotti da soli, senza doverli nutrire somministrando naupli di artemia ogni giorno.
    Uno schema di refugium tratto da esempi della acquariologia marina (www.webwetmedia.com), le misure non sono indicative per un refugium destinato agli avannotti di Betta
    Per chi non lo sapesse, il “refugium” è un tecnica di acquariologia marina che consiste nell’accoppiare all’acquario principale una seconda vasca in cui crescere separatamente zooplancton, piccoli crostacei, gamberetti, paguri o invertebrati che nella vasca principale sarebbero predati da animali maggiori prima ancora di raggiungere l’età adulta. L’uso di una vasca separata, ma comunicante, permette di far circolare verso la vasca primaria solo gli esemplari adulti, ma anche di far crescere, nella vasca di servizio, alghe che sono adatte all’accrescimento di queste forme di vita, ma dannose per i coralli o semplicemente l’estetica della vasca principale.Alcuni bettofili hanno adattato questa tecnica all’accrescimento degli avannotti. In questo caso, la vasca di servizio viene inserita direttamente al centro della vasca da riproduzione e accrescimento. Mentre la vasca principale resta spoglia, come sempre, per aiutare i riproduttori a individuare e raccogliere le uova e facilitare la pulizia, il refugium è invece completamente allestito, piantumato, con un fondo fertilizzato, e comunica con la vasca principale attraverso delle fessure aperte nella parte superiore delle pareti della vasca interna. Idealmente, deve essere una vera e propria foresta di piante robuste, che possano sviluppare molti microrganismi nutrienti e dei sani batteri nel fondo, con una pompa situata al suo interno che faccia circolare l’acqua dentro e fuori.
    Un esempio di vaschetta utilizzabile per creare un refugium, prodotta negli Stati Uniti (www.cprusa.com)

    Il vantaggio del refugium è un drastico abbattimento nelle esigenze di manutenzione della vasca di accrescimento degli avannotti. Le piante e il substrato infatti assicurano un buon ciclo chimico dell’acqua, mentre la vasca principale resta facile da pulire e sifonare. Il sistema cerca in pratica di imitare i metodi naturali di accrescimento degli avannotti, utilizzati dagli allevatori Tailandesi, che operano in grandi vasche all’aperto piene di potature e piante.I primi utilizzatori di questa tecnica sono allevatori Filippini che tra i primi hanno contribuito a diffondere i Betta Crown Tail (CT) – ottenuti per la prima volta nella vicina Indonesia. E’ noto infatti che le pinne dei CT sono molto delicate, soprattutto in fase di crescita dei subadulti, e la qualità dell’acqua può fare la differenza nello sviluppare dei campioni da concorso. Anche negli Half Moon, la qualità dell’acqua sembra influenzare la percentuale di avannotti che sviluppano una buona apertura della caudale, quindi si tratta di un metodo da non trascurare. Inoltre, con un po’ di attenzione è possibile rendere questo sistema esteticamente piacevole.Infine, gli allevatori che lo usano, suggeriscono di adottare il refugium anche per accrescere piccoli gamberetti comuni o altri organismi acquatici che, appena nati, tenderanno ad uscire dalle fessure situate nella parte alta della vasca, dove fungeranno da cibo vivo per gli avannotti in accrescimento. Secondo l'allevatore Roberto Dos Santos, che ha perfezionato questo metodo, con una accurata selezione di questi organismi è possibile addirittura ottenere dei sistemi in cui gli avannotti possono vivere per più settimane senza essere alimentati.In conclusione, anche se la ricetta di base per riprodurre i Betta è una, ogni allevatore tende col tempo a definire il suo metodo personale. Anche queste differenze rendono vario e stimolanti questo Hobby.
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